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Questo articolo è stato pubblicato il 15 agosto 2011 alle ore 06:40.

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Il termine di prescrizione per il reato di occultamento di documenti contabili decorre dall'accertamento tributario e non dagli anni d'imposta per i quali risulta omessa la presentazione della dichiarazione. Si tratta, infatti, di un reato permanente, in quanto la condotta penale dura fino al momento della verifica fiscale. Lo ha affermato la sezione III penale della Cassazione, con la sentenza 30552/2011.
Nel caso in esame, il Procuratore generale della Repubblica presso la Corte di appello ha impugnato la sentenza del Tribunale che aveva dichiarato di non dover procedere nei confronti dell'imputato per il reato di occultamento di documentazione contabile che si era estinto prima dell'emissione del decreto di rinvio a giudizio. Per il Tribunale, il termine quinquennale di prescrizione decorreva dal 31 dicembre di ciascun anno per il quale risultava omessa la presentazione delle dichiarazioni per i vari anni d'imposta soggetti ad accertamento.
La Cassazione, invece, annulla la sentenza impugnata, con rinvio al Tribunale. Secondo la Suprema corte, infatti, in presenza di questo reato «la condotta penale dura fino al momento dell'accertamento fiscale», che costituisce il dies a quo da cui decorre il termine di prescrizione. L'articolo 10 del decreto legislativo 74/2000 punisce infatti con la reclusione da 6 mesi a 5 anni chiunque, al fine di evadere le imposte sui redditi o l'Iva, o di consentire l'evasione a terzi, occulta o distrugge in tutto o in parte le scritture contabili o i documenti di cui è obbligatoria la conservazione, in modo da non consentire la ricostruzione dei redditi o del volume di affari. Il reato tributario si può realizzare nascondendo nello stesso posto o in altro luogo rispetto a quello in cui i documenti devono essere conservati o con il rifiuto a esibirli. Per la sussistenza del delitto è necessario provare che i documenti contabili siano stati in precedenza istituiti, per essere poi occultati o distrutti (Cassazione, sentenza 38824/2010).
Sempre la Suprema corte (sentenza 3057/2008) ha chiarito che per contestare l'occultamento o la sottrazione dei documenti non è necessario che si verifichi in concreto un'impossibilità assoluta di ricostruire il volume d'affari o dei redditi. Considerato che la finalità della norma è di assicurare la trasparenza fiscale del contribuente, è sufficiente un'impossibilità relativa che sussiste anche se alla ricostruzione si pervenga poi attraverso riscontri incrociati presso i soggetti economici cui si riferiscono le operazioni. In effetti, la disposizione sarebbe del tutto inutile nel caso in cui si attribuisse alla solerzia degli accertatori e alla loro capacità di «reperire aliunde elementi di prova» un'efficacia sanante della condotta illecita (sentenza 37592/2008).
Per quanto riguarda la consumazione del reato, è stata operata una netta distinzione a seconda che il contribuente abbia distrutto o occultato i documenti. Solo nel primo caso il delitto ha natura istantanea, poiché si perfeziona nel momento della distruzione. Per esempio, la Cassazione (sentenze 398 e 13716/2006) ha affermato che la soppressione delle pagine dei registri degli acquisti e delle fatture Iva abbia natura istantanea e debba essere fatta risalire, per il principio del favor rei, all'ultima data utile per la loro compilazione nel periodo di imposta di riferimento. Mentre quando viene occultata la contabilità la condotta penalmente rilevante perdura nel tempo, in quanto il soggetto accertato mantiene nascosti i documenti fino alla contestazione delle violazioni da parte degli organi verificatori. Ecco perché è da questa data – come dalla sentenza 30552/11 – che decorre il termine di prescrizione del reato.
Va ricordato che è stato ritenuto punibile anche il tentativo di occultamento o distruzione dei documenti contabili non andato a buon fine per l'intervento dei verificatori. In questo senso, per circolare 154/E del 2000, è punibile il tentativo se, nonostante l'occultamento o la distruzione, il fisco riesca a ricostruire il reddito o il volume d'affari in base agli elementi in suo possesso.
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