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Questo articolo è stato pubblicato il 15 novembre 2011 alle ore 15:54.

Il già pesante fardello che il nuovo Governo dovrà caricarsi sulle spalle - fatto di improrogabili impegni nei confronti dell'Europa e dei mercati - è reso ancora più gravoso dal nutrito pacchetto di provvedimenti che devono dare piena attuazione a riforme già in cammino. A cominciare proprio dalle manovre che si sono susseguite con l'obiettivo di raddrizzare i conti, ultima delle quali, di fatto, quella contenuta nel maxi-emendamento inserito nella legge di stabilità approvata sabato scorso.
Ci sono poi gli interventi da realizzare per portare a compimento il federalismo, per completare il nuovo sistema di istruzione disegnato dalle riforme Gelmini della scuola e dell'università, per dare senso compiuto ai progetti avviati nel settore della giustizia, dell'economia, del lavoro e del fisco. A mettere in fila tutti i tasselli ancora attesi se ne contano 293. Attesa che a questo punto si dilata, perché si dovrà dar tempo alla macchina amministrativa di digerire l'avvicendamento nei ministeri e si dovranno fare i conti anche con le priorità dettate dalla crisi.
Partendo proprio dalle urgenze imposte dalla crisi finanziaria, le ultime risposte arrivano dalla legge di stabilità, che per essere tradotta in pratica, almeno in alcuni suoi punti, ha bisogno di 36 decreti attuativi. In particolare, si tratta di intervenire nel settore della riduzione della spesa pubblica con provvedimenti che devono riallocare risorse e rimodulare costi. Si dovrà mettere mano anche alle dismissioni di beni e terreni pubblici, ambito da cui si aspetta una parte delle risorse con cui risollevare i conti: le dichiarazioni di intenti contenute nella legge di stabilità di voler alienare gli immobili statali possono diventare realtà solo con i decreti che individuino quali beni dismettere.
Il pacchetto di misure attuative più nutrito è, però, quello contenuto manovra di luglio, la prima anti-crisi: sono, infatti, circa 70 gli atti che mancano per renderla pienamente operativa. Anche in questo caso le materie da affrontare sono diverse: riduzione dei costi della macchina amministrativa, riorganizzazione di enti pubblici, razionalizzazione della spesa sanitaria, snellimento dei processi.
Per trovare un numero altrettanto alto di provvedimenti attuativi in attesa bisogna volgere lo sguardo verso il federalismo. I principi fissati nella legge delega 42 del 2009 sono stati già trasposti in otto decreti, che però non si reggono da soli e per diventare veramente efficaci hanno bisogno di ulteriori interventi legislativi. È il caso, in particolare, del federalismo fiscale (il decreto legislativo 23 del 2011), che attende almeno 18 provvedimenti di attuazione.
Non mancano gli appuntamenti anche per le riforme Gelmini, soprattutto quella dell'università. Anche se il consiglio dei ministri di venerdì scorso ha fatto tagliare il traguardo al decreto sulle retribuzioni dei professori e dei ricercatori universitari e ha dato il via all'iter di quello sulla valorizzazione dell'efficienza degli atenei, all'appello mancano ancora 26 decreti attuativi. A questi si aggiungono quelli necessari per portare a compimento la riforma della scuola, in particolare il decreto sull'avvio dei nuovi tirocini formativi annuali per conseguire l'abilitazione all'insegnamento.
Tra i decreti attesi dalle imprese ci sono anche quelli di attuazione del decreto sulle fonti energetiche rinnovabili (Dlgs 28/2011). In particolare, il ministero dello Sviluppo economico era chiamato entro il 29 settembre a varare i provvedimenti di incentivazione. La bozza del testo sulle rinnovabili termiche è quasi pronta e "premia" anche la sostituzione delle caldaie e degli infissi, oltre ai pannelli solari. Ma le imprese temono che possa rimpiazzare la detrazione fiscale del 55%, che al momento è in scadenza a fine anno. I due provvedimenti – sostengono le categorie – sono complementari e non sostitutivi.
Altra partita il nuovo esecutivo la dovrà giocare sul terreno del lavoro. Punto di riferimento è il «collegato», che contiene una serie di deleghe già approvate dal Parlamento che attendono attuazione: dagli ammortizzatori sociali, allo statuto dei lavoratori ai lavori usuranti. Quanto al fisco, oltre al nodo federalismo e alla selva di decreti e regolamenti collegati alle varie manovre, la scommessa è sulla riforma fiscale. Un pacchetto di misure, ancora tutte da scrivere, per arrivare al pareggio di bilancio nel 2013. Sulla giustizia, l'appuntamento clou è con la revisione delle circoscrizioni giudiziarie. Un progetto che ha ricevuto il plauso bipartisan. Presso il ministero della Giustizia si è già insediato il gruppo di studio che deve mettere a punto il decreto legislativo. Che fine farà?
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