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Questo articolo è stato pubblicato il 23 febbraio 2012 alle ore 06:43.

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L'imposta patrimoniale sugli immobili detenuti all'estero dalle persone fisiche residenti in Italia potrebbe essere giudicata, dalla Commissione europea, in conflitto con i principi fondamentali del Trattato sul funzionamento dell'Unione.
Una prima violazione potrebbe riferirsi alla libera circolazione dei capitali, sancita dall'articolo 63 in base al quale «sono vietate tutte le restrizioni ai movimenti di capitali tra Stati membri, nonché tra Stati membri e paesi terzi». Quella dei movimenti di capitale è l'unica libertà fondamentale che riguarda non solo i Paesi europei e dello Spazio economico europeo, ma anche i paesi terzi, con l'unica particolarità che, nei confronti di questi ultimi, sono fatte salve le restrizioni già in vigore al 31 dicembre 1993.
Se, quindi, l'imposta sugli immobili all'estero risultasse in conflitto con il principio della libertà dei movimenti di capitali risulterebbe non dovuta anche per gli immobili detenuti in paesi extracomunitari. La circostanza che la base imponibile sia diversa da quella dell'omologa imposta sugli immobili detenuti in Italia (l'Imu) potrebbe essere una delle cause di discriminazione sufficienti a rendere il tributo illegittimo.
L'imposta municipale propria, infatti, è dovuta sulla rendita catastale incrementata in base a determinati moltiplicatori, mentre l'imposta sul valore degli immobili esteri è dovuta sul costo risultante dall'atto di acquisto o dai contratti e, in mancanza, secondo il valore di mercato rilevabile nel luogo in cui è situato l'immobile.
Un caso analogo è quello descritto nella sentenza della Corte di Giustizia, nel procedimento Theodor Jäger C-256/06. La Corte, pronunciandosi in tema di imposte di successione, ha sancito l'illegittimità di una norma secondo cui il bene situato in un altro Stato sia tassato sul suo valore venale, mentre per un identico bene situato sul territorio nazionale si applica una procedura di valutazione i cui valori corrispondono, in media, solo al 10% del valore venale. Forse la Corte dovrà indagare sui concreti effetti di questa discriminazione (Corte di Giustizia, causa C-105/08), ma è facile documentare che, nella maggioranza dei casi, i valori catastali sono inferiori ai costi di acquisto e anche ai valori di mercato. Inoltre, il criterio del costo d'acquisto, anche se ha il pregio della semplicità, discrimina gli immobili di più recente acquisizione.
Un'altra tipologia di contestazione potrebbe derivare dal fatto che solo per l'Imu sono previste agevolazioni per l'abitazione principale. È ovvio che gli immobili all'estero dei residenti in Italia non possono essere considerati "abitazione principale", ma la Commissione potrebbe ravvedere una violazione del principio di libera circolazione dei lavoratori (articolo 45 del Trattato). Infatti, un cittadino europeo che abbia dovuto stabilire la propria residenza in Italia per motivi di lavoro, mantenendo la proprietà della sua originaria abitazione principale, viene tassato di più di un soggetto che sia stato sempre residente in Italia. Questo fatto potrebbe ostacolare i cittadini comunitari che lavorano in Italia. Molto significativa, in proposito, è la sentenza pronunciata nella Causa C-182/06 riferita alla tassazione in Lussemburgo dei redditi di immobili detenuti in Germania da coniugi tedeschi che avevano trasferito la propria residenza in Lussemburgo.
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L'anticipazione
Sul Sole 24 Ore di ieri
l'anticipazione che l'imposta sugli immobili all'estero è all'attenzione dell'Unione europea. L'ipotesi, tutta da verificare, è che le disposizioni introdotte con la manovra salva Italia possano violare alcune disposizioni comunitarie
La questione
01 | L'ESAME DELLA UE
L'Ivie (imposta sugli immobili all'estero), introdotta a dicembre dal decreto Salva Italia, è sotto esame da parte della Ue. La direzione generale Fiscalità e unione doganale (Dg Taxud) sta studiando la nuova tassazione per verificare se sia compatibile con i princìpi del Trattato di funzionamento della Ue
02 | LA SEGNALAZIONE
La questione è stata portata all'attenzione della Dg Taxud anche da molti italiani proprietari di immobili all'estero, che si ritengono ingiustamente danneggiati perché sono già soggetti alle tasse locali

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