Storia dell'articolo

Chiudi

Questo articolo è stato pubblicato il 06 marzo 2012 alle ore 10:06.

My24

L'impiegato che cancella i file dal computer aziendale e sottrae i cd rom, risponde dei reati di furto e danneggiamento. Questo anche se il "salvataggio" di alcuni documenti è ancora possibile, grazie all'uso di tecniche che richiedono comunque tempo e denaro.

La Corte di cassazione, con la sentenza 8555, decide di non fare "sconti" al dipendente che, in cattivi rapporti con l'azienda al punto da dare le dimissioni, decide di vendicarsi distruggendo i dati contenuti nel suo computer e asportando i cd rom che contenevano dei back up. Senza successo il ricorrente aveva tentato di convincere la Corte ad alleggerire la sua posizione, affermando che il reato contestato scatta solo quando i documenti sono definitivamente perduti, mentre nel suo caso un tecnico era riuscito nell'operazione di "ripescaggio". Argomento che la Corte, norme alla mano, respinge.

I giudici di legittimità ricordano, infatti, che, in base alla legge 547 del 1993 che ratifica la Convenzione europea sulla pirateria informatica, va comunque sanzionata la cancellazione anche se consente un recupero dei dati. Il danno innegabilmente prodotto all'azienda starebbe, infatti, nella necessità di ricorrere a una complessa procedura che richiede particolari conoscenze nel campo dell'informatica. Nel gergo tecnico - affermano i giudici - per cancellazione deve essere inteso lo spostamento da un certo ambiente dei dati, inseriti in via provvisoria nell'apposito cestino, operazione che può essere seguita dallo svuotamento del cestino, dando luogo alla cancellazione "definitiva": che però tale non è. È noto, infatti, che anche dopo lo svuotamento i file possono essere recuperati con una procedura che richiede però l'intervento di esperti con un'inevitabile aggravio di costi per l'azienda.

Nel caso esaminato inoltre i file erano stati sì ripescati ma non aperti perché danneggiati con il sistema della sovrascrittura. Un "dispetto" ai capi pagato comunque a caro prezzo: i giudici di piazza Cavour hanno confermato anche l'aggravante della relazione d'ufficio. A inchiodare alle sue responsabilità il vendicativo impiegato era stato, tra gli altri errori commessi, l'uso della sua password. (P.Mac.)

Commenta la notizia

Shopping24

Dai nostri archivi