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Questo articolo è stato pubblicato il 11 aprile 2012 alle ore 06:43.
Quando la semplificazione diventa una complicazione inestricabile. In base al decreto legge 78/2010, nel 2011 l'obbligo di comunicazione al fisco scatta, per gli operatori tenuti all'emissione delle fatture, soltanto per le operazioni di importo superiore a 3mila euro e, per gli operatori che certificano i corrispettivi con ricevuta e scontrino fiscale, per le operazioni di importo superiore a 3.600 euro.
Il decreto legge 16/2012, per semplificare la vita dei contribuenti, ha cancellato – da quest'anno – la soglia dei 3mila euro, lasciando del tutto inalterata la soglia dei 3.600 euro. L'agenzia delle Entrate con il comunicato del 5 aprile ha ribadito che la comunicazione del 30 aprile deve far riferimento alla vecchia normativa. Lo stesso comunicato, però, con lo scopo dichiarato di rendere più agevole l'invio dei dati di fine mese, ha specificato che è stato modificato il software consentendo l'invio anche di operazioni di importo inferiore a 3mila euro. La specifica, anche se non in modo lampante, apre la strada a un anticipo delle nuove regole del Dl 16/2012, anche per le operazioni certificate con fatture del 2011.
La concessione offerta dal fisco, pur se ispirata dalle migliori intenzioni, potrebbe produrre degli effetti indesiderati, anche perché risulta, almeno per i più, inapplicabile (si pensi semplicemente alle modifiche software da realizzare in meno di 20 giorni).
Gli effetti indesiderati sono connessi al fatto che la specificazione connessa al comunicato potrebbe portare a un disallineamento dei dati tra fornitore e cliente dovuto solo alla diversa modalità di applicazione della norma con problemi di utilizzabilità dell'informazione per il fisco.
A tutto questo, ci si auspica, che non debba trovare soluzione il contribuente, il quale si potrebbe trovare a dover rispondere a richieste che appaiono originariamente viziate.
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