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Questo articolo è stato pubblicato il 18 aprile 2012 alle ore 06:43.
MILANO
L'Irap non si tocca. Se la precedente legge delega formulata dal Governo Berlusconi conteneva l'indicazione della soppressione nel medio-lungo termine dell'imposta regionale sulle attività produttive, la delega appena approvata dal Consiglio dei ministri non fa cenno a questa possibilità. Anzi, come spiega la relazione che accompagna il testo uscito da Palazzo Chigi, abolire l'Irap sarebbe contraddittorio «con la politica di rigore finanziario impostata dall'attuale Governo», ed inoltre «aprirebbe un problema molto serio di reperimento delle entrate alternative e di finanziamento delle Regioni cui compete il tributo». Il gettito dell'Irap, infatti, è nell'ordine di 35 miliardi di euro all'anno.
La delega fiscale dovrà condurre invece a «una razionalizzazione dell'imposizione sulle imprese che sia rivolta alla crescita sostenibile». Il viceministro dell'Economia, Vittorio Grilli, ha spiegato in occasione di un'audizione in Commissione Finanze del Senato, che è necessaria un'armonizzazione dell'imposizione fiscale sulle imprese indipendentemente dalle dimensioni e dal settore merceologico, anche con la «differenziazione tra il reddito dell'impresa e quello dell'imprenditore, prevedendo la deducibilità di quest'ultimo».
La riforma del fisco dovrà puntare a dare più chiarezza e certezza a contribuenti e imprese. «Si è cercato di lavorare per creare un nuovo rapporto tra contribuente e agenzie fiscali – ha spiegato Grilli - che possono dare un aiuto per rendere più facili le dichiarazioni e semplificare il rapporto tra fisco e cittadini. È importante portare nel nostro sistema una totale chiarezza con l'introduzione di una definizione generale di abuso di diritto per definire bene limiti e confini di evasione ed elusione e dare così più certezze alle nostre imprese e a quelle straniere». Per Grilli bisogna «essere efficaci con chi è evasore ma anche non andare a disturbare il contribuente onesto».
In quest'ottica va «chiarito il rapporto fisco-contribuenti anche in chiave sanzionatoria. Si propone perciò una revisione secondo criteri di predeterminazione e proporzionalità. Con una distinzione che dipende dal danno fiscale».
Per quanto riguarda la lotta all'evasione, «man mano che l'uso della moneta elettronica sarà più semplice ma anche meno costosa – ha sottolineato ancora Grilli –, il conflitto di interesse avrà come maggior alleato la tracciabilità. Il conflitto di interesse è un sistema molto complesso ancora in itinere ma c'é una sovra-enfasi tra ciò che succede negli altri paesi e la realtà».
Quanto agli aspetti non contenuti nella delega fiscale, il viceministro dell'Economia si è soffermato sul problema degli immobili dei "non residenti". «È un problema molto complesso – ha detto – ci sono differenze negli immobili dei non residenti, dal banchiere di Londra che ha una casa in Toscana e l'emigrato di terza generazione in Argentina che ha una casa in Abruzzo: noi guardiamo all'immobile, non più alla proprietà dell'immobile».
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