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Questo articolo è stato pubblicato il 06 maggio 2012 alle ore 15:36.

Il peso dell'Imu prima casa aumenterà al crescere del reddito e della rendita catastale. A dirlo sono i numeri diffusi ieri dal dipartimento Finanze che si aggiungono a quelli resi noti giovedì dal sottosegretario Vieri Ceriani. In media ogni proprietario pagherà 194 euro contro i 151 di Ici. Mentre il carico su ogni immobile sarà di 235 euro. Ma saranno 4 milioni i cittadini esenti dal prelievo per effetto della detrazione da 200 euro più 50 per ogni figlio. Laddove sembra impercorribile l'idea rilanciata ieri da alcuni giornali di rendere facoltativo dal 2013, a scelta dei sindaci, il tributo sull'abitazione principale.
Dalle tabelle del Mef emerge, in media, l'Imu sulla prima casa peserà 9,9 euro in più rispetto all'Ici. L'aggravio potrà variare dai -50 centesimi della classe di reddito 10-26mila euro ai +113,6 euro dei contribuenti over 120mila. I tecnici delle Finanze hanno poi incrociato il confronto tra vecchio e nuovo prelievo con i valori della rendita catastale. E ciò per quattro contribuenti tipo: dal proprietario senza prole a quello con 1,2 o più figli. Con l'effetto di dimostrare che l'aggravio di imposta si farà sentire solo al crescere della rendita e del reddito. Tant'è vero che per le rendite catastali inferiori a 500 euro si registra addirittura un risparmio per il cittadino che aumenta al crescere delle dimensioni del nucleo familiare. Viceversa, con rendite superiori a 1.000 euro, senza figli si pagheranno in media 221,9 euro in più (con punte di 320 euro) che scenderanno a 60,6 in presenza di almeno tre "discendenti".
Simulazioni che necessitano di un paio di precisazioni. La prima è che il dipartimento si è concentrato sulla prima casa paragonando l'Ici al 5 per mille con l'aliquota base Imu al 4 per mille. Ma il conto finale potrebbe essere più "salato" visto che ogni Comune potrà alzare l'asticella di un altro 2 per mille entro il 30 settembre. E, poi, l'analisi non prende in considerazione le abitazioni dalla seconda in su dove l'aliquota di partenza sarà del 7,6 per mille e la "stangata" si annuncia più pesante.
Tutto ciò in attesa delle modifiche che il Governo deciderà di introdurre per andare incontro alle esigenze dei sindaci. E che comincerà a esaminare non prima di luglio quando arriveranno i dati sugli incassi dei versamenti di giugno. Probabilmente si sceglierà tra le due alternative citate giovedì da Vieri Ceriani: destinare ai municipi il gettito statale in cambio di un taglio equivalente al fondo di riequilibrio del federalismo oppure suddividerla in due tasse distinte, una comunale e l'altra erariale. Difficilmente il Governo potrebbe spingersi fino alla facoltatività del prelievo sulla prima casa a discrezione dei primi cittadini. Per finanziarla servirebbero infatti 3,4 miliardi. I Comuni difficilmente acconsentirebbero senza la disponibilità dell'Esecutivo a farsi carico del minor gettito. E quest'ultimo avrebbe più di una difficoltà a reperire altrove le risorse equivalenti. Del resto proprio fonti del Tesoro hanno smentito ieri l'ipotesi che il giorno prima si fosse tenuta una riunione tecnica ad hoc.
Per il resto quello del "no-Imu" continua a essere il vessillo più sventolato nella campagna elettorale per le amministrative di oggi e domani. Tant'è che anche ieri il copione è stato il solito con Pd e Pdl impegnati a battibeccare e rilanciare, rispettivamente, l'aumento della detrazione fino a 300 euro per ogni famiglia e l'esenzione del prelievo sulla prima casa dal prossimo anno. Ma anche le posizioni di Lega e Udc sono rimaste immutate. Con il Carroccio intento ad attaccare la maggioranza per aver introdotto «l'odioso balzello» e il leader centrista, Pier Ferdinando Casini, pronto a vedere Pierluigi Bersani e Silvio Berlusconi «per sapere se vogliono sostenere il Governo e vogliono andare avanti o se ogni giorno vogliono trovare un modo per distinguersi».
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