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Questo articolo è stato pubblicato il 03 dicembre 2012 alle ore 06:41.

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Le novità sul contratto a termine sono già state interpretate, su alcuni aspetti, dal ministero del Lavoro, che ha emanato le prime circolari e i primi interpelli sul tema.
Il ricorso a questi strumenti può agevolare gli operatori nell'uso delle norme, ma può nascondere anche insidie, perché le interpretazioni contenute negli atti amministrativi di quel tipo non sono vincolanti per il giudice del lavoro. Occorre quindi valutare sempre con prudenza le indicazioni provenienti da questi documenti, per evitare spiacevoli sorprese.
Il primo atto con cui il Ministero ha iniziato a ricostruire la nuova disciplina è la circolare 18 del 18 luglio scorso: la cosiddetta acausalità del contratto a termine – ha chiarito il ministero – può essere usata solo quando tra le parti non è mai intercorso un altro rapporto di lavoro subordinato. La stessa circolare introduce un concetto ripreso poi in un interpello di ottobre (il numero 32): dopo il raggiungimento dei 36 mesi di durata massima del rapporto a termine (comprensivi degli eventuali periodi di somministrazione), un'azienda può continuare a usare lo stesso lavoratore facendo ricorso alla somministrazione.
È un'interpretazione che lascia aperti molti dubbi (la legge sembra dire altro), quindi c'è da sperare che questa lettura estensiva non finisca per produrre solo nuovi contenziosi.
Il Ministero è intervenuto sugli intervalli tra contratti con la circolare 27/2012: la riduzione dell'intervallo temporale da 60/90 giorni previsti dalla legge a 20/30 giorni dovrà necessariamente passare per un accordo sindacale. La circolare circoscrive invece la possibilità di un intervento del Ministero solo a partire da luglio 2013, e solo per situazioni particolari dell'impresa, quali il lancio di start up, il lancio di nuovi prodotti, e così via.
Molto importante è la nota del 17 ottobre, con cui il ministero del Lavoro ha ricordato che la somministrazione di manodopera non è soggetta alla regola dello stop and go: la validità del contratto è quindi legata unicamente alla reale sussistenza della causale.
Nell'interpello 37 del 22 novembre, il Ministero ha dato la propria interpretazione sul tema dello stop and go e del lavoro stagionale. La legge esclude dalla regola dell'intervallo di 60 o 90 giorni tra incarichi i contratti a termine stipulati per esigenze sostitutive e quelli stipulati per esigenze stagionali. Per quest'ultima casistica, si fa riferimento a una normativa molto datata (il Dpr 1525 del 1963) o ai casi previsti dai contatti collettivi. Il Ministero chiarisce che fra i contratti collettivi cui fare riferimento per individuare le attività stagionali cui si applica il termine ridotto rientrano anche quelli stipulati prima dell'entrata in vigore ella legge 92/2012. Infine, il Ministero - con la nota del 31 ottobre - ha chiarito le modalità con cui dovrà essere comunicata l'eventuale prosecuzione di fatto del rapporto a termine oltre la scadenza prevista. Dal 25 novembre 2012 al 10 gennaio 2013 (data in cui entrerà in vigore l'aggiornamento dei modelli per le comunicazioni obbligatorie), queste comunicazioni di prosecuzione del termine inizialmente fissato andranno effettuate con la compilazione del quadro «Proroga» del modello UniLAV, inserendo nel campo «Data fine proroga» la data del nuovo termine del rapporto.
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