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Questo articolo è stato pubblicato il 17 dicembre 2012 alle ore 06:42.

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Per raggiungere il periodo necessario per maturare l'usucapione di una servitù di passaggio è possibile unire al proprio periodo di possesso anche quello dei precedenti proprietari. E questo vale anche se la servitù non è menzionata nel titolo di acquisto. Lo ha ribadito la Cassazione con la sentenza 18909/2012.
La vicenda coinvolge due società: una proprietaria di terreni trasformati in complesso residenziale e l'altra titolare di un'area su cui sorge un campeggio. La prima società cita in giudizio la seconda perché gli ospiti del camping, per raggiungere il mare, devono transitare su una stradina che attraversa il complesso residenziale. Ma la società titolare dell'area su cui sorge il campeggio si difende affermando che il passaggio è di sua proprietà perché l'ha ottenuta per usucapione.
Il giudice di primo grado ammette l'usucapione, ma in appello la sentenza viene ribaltata. I giudici di secondo grado infatti non riconoscono alla società titolare dell'area su cui sorge il campeggio una «posizione distinta e qualificata di possesso» perché sulla strada transita un numero indeterminato di persone. Inoltre la società, secondo i giudici, non ha dimostrato di avere esercitato il passaggio per 20 anni. In particolare, la Corte d'appello afferma che la società non può unire il suo possesso a quello dei precedenti proprietari perché la servitù non è menzionata nel titolo di proprietà.
Ma la Cassazione riscrive la sentenza di appello. In particolare, la Cassazione ricorda che, in base all'articolo 1146, comma 2, del Codice civile, «il successore a titolo particolare può unire al proprio possesso quello del suo autore per goderne gli effetti»: nei fatti, la società proprietaria dell'area su cui sorge il campeggio può unire al suo periodo di possesso della strada anche quello di coloro che le hanno venduto il fondo e raggiungere così il periodo necessario per maturare l'usucapione. A questo fine, poco importa che la servitù di passaggio non sia indicata nell'atto di trasferimento della proprietà.
Non è la prima volta che la Cassazione si pronuncia su questo tema. Già con la sentenza 20287 del 2008, la Suprema corte ha affermato che il successore a titolo particolare nella proprietà del fondo dominante entra in possesso della servitù anche se la servitù non è menzionata nel titolo traslativo della proprietà del fondo. Questo perché la servitù ha carattere accessorio rispetto alla Res principale e, quindi, si trasferisce con la titolarità del fondo dominante anche senza espressa menzione nell'atto di trasferimento.
Questa conclusione non è messa in dubbio dall'obbligo di trascrivere il diritto di servitù, perché si tratta di trascrizione non costitutiva.
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Legge

Codice civile
Gazzetta Ufficiale Repubblica Italiana 4 aprile 1942, n. 79


Codice Civile [approvato con R.D. 16.03.1942, n. 262]
Ai sensi dall'art. 1, comma 11, L. 10.11.2012, n. 219 con decorrenza dal 01.01.2013, nel Codice Civile le parole "figli legittimi" e "figli naturali", ovunque ricorrono, sono sostituite dalla parole "figli".

LIBRO TERZO. Della proprietà - TITOLO OTTAVO. Del possesso - CAPO PRIMO. Disposizioni generali