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Questo articolo è stato pubblicato il 24 aprile 2013 alle ore 19:11.

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L'opera costruita sulla terrazza dell'attico se è brutta va demolita, anche se rispetta lo stile architettonico del palazzo. La Corte di Cassazione, con la sentenza 10048 depositata il 24 aprile, chiarisce la differenza tra stile architettonico e decoro architettonico, una sottigliezza che porta il condomino a perdere una battaglia che la Corte d'appello gli aveva fatto vincere.

I giudici di seconda istanza, pur rilevando "lievi differenze nella colorazione del muro", avevano deciso che il manufatto "anche se aveva comportato una inevitabile alterazione delle linee e della struttura caratterizzanti l'insieme dell'edificio, ne aveva però senz'altro rispettato lo stile architettonico e non costituiva una stonatura rispetto all'unitarietà dell'edificio stesso". Ragione per cui il "corpo di fabbrica" meritava di restare in piedi.
Spinta da un maggiore senso estetico la Cassazione dissente. La Suprema corte avverte, infatti, che, in base al ragionamento dei giudici di seconda istanza "ogni singolo condomino potrebbe realizzare qualunque opera costituente anche una vera e propria "bruttura" purché costruita in linea con lo stile del palazzo. I giudici della seconda sezione precisano che le nozioni di aspetto architettonico (articolo 1127 del Codice civile) e quella più restrittiva di decoro (1120 del Codice civile), pur esprimendo fenomeni diversi non possono prescindere l'una dall'altra. Va dunque demolita la costruzione di "discreta volumetria" che può essere "ammirata" anche dall'esterno.

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