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Questo articolo è stato pubblicato il 27 giugno 2013 alle ore 06:45.

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I benefici fiscali in materia di imposta di registro si applicano agli imprenditori agricoli professionali pur in assenza di certificazione e ciò vale anche per il passato. È quanto emerge dalla sentenza della Cassazione n. 16072 del 15 maggio 2013, depositata ieri.
La questione riguarda un atto di trasferimento di un terreno agricolo a favore di un imprenditore agricolo professionale (Iap) avvenuto nel 2004; la pronuncia della Corte Suprema è quindi utile per quanto riguarda il contenzioso esistente in materia. Si tratta della agevolazione in base alla quale l'acquisto di terreni da parte di coltivatori diretti o imprenditori agricoli professionali sconta l'imposta di registro ed ipotecaria nella misura fissa, mentre quella catastale rimane nella misura dell'uno per cento.
Attualmente per la legge n. 25/2010 non sussiste più l'obbligo di produrre alle Entrate il certificato attestante l'iscrizione dell'acquirente negli elenchi dei coltivatori diretti o degli imprenditori agricoli professionali. Tuttavia fino all'emanazione della legge la certificazione dei requisiti è sempre stata considerata dall'Agenzia una condizione indispensabile.
La sentenza in questione è innovativa in quanto scompone la figura del coltivatore diretto, per il quale sussistevano gli obblighi di certificazione della qualifica (legge n. 654/1954), da quella dell'imprenditore agricolo professionale, nei confronti del quale il beneficio fiscale è stato esteso solo dal 2004. L'interpretazione fornita dalla Cassazione fa leva sul fatto che l'imprenditore agricolo professionale non può soggiacere agli obblighi di certificazione previsti dalla vecchia normativa sulla piccola proprietà contadina in quanto le condizioni stabilite per la figura del coltivatore diretto non sono compatibili con la qualifica di Iap.
In base al Dlgs 99/04 è imprenditore agricolo professionale chi: ha conoscenze e competenze professionali agricole (articolo 5 del regolamento Ce n. 1257/99), dedica alle attività agricole (articolo 2135 del Codice civile) almeno il 50% del proprio tempo di lavoro complessivo e ricava dalle medesime attività almeno il 50% del reddito globale.
L'articolo 1, comma 4, del Dlgs 99 ha equiparato la figura dello Iap, se iscritto alla gestione previdenziali agricola, a quella del coltivatore diretto ai fini del godimento delle agevolazioni in materia di piccola proprietà contadina. Una equiparazione considerata dalla Cassazione di per sé condizione sufficiente per poter accedere ai benefici. La sentenza ha infatti precisato che non possono essere richieste all'imprenditore agricolo professionali condizioni aggiuntive. Non avrebbe senso negare le agevolazioni a favore dello Iap a causa di condizioni che solo il coltivatore diretto deve avere. In pratica l'agevolazione prevista per l'imprenditore agricolo professionale deve essere intesa come del tutto nuova rispetto a quella prevista per il coltivatore diretto.
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