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Questo articolo è stato pubblicato il 15 luglio 2013 alle ore 06:47.

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di Antonio Damascelli L'intervento («Tre proposte concrete per avviare un circolo virtuoso») dell'ex ministro della Giustizia, Paola Severino, pubblicato sul numero del 14 giugno scorso di questo giornale appare condividere le proposte già avanzate dall'Avvocatura e recentemente contenute nel decalogo delle misure fiscali da adottare per un Fisco equo («Il Cnf: ora un fisco più equo», si veda Il Sole 24 Ore del Lunedì del 10 giugno).
La costituzione di un fondo nel quale far affluire i proventi della lotta all'evasione al fine di ridurre le imposte presuppone la piena consapevolezza di un dato reale, l'insostenibilità della pressione fiscale tra le più alte in Europa soprattutto in un periodo di recessione economica.
Non è soltanto la mancanza dei servizi l'elemento di disturbo dell'esercizio del dovere di contribuire alle spese pubbliche ma soprattutto il rischio di diventare sudditi di un Leviatano che in nome della ragione fiscale giustifica tutto, anche a costo di sacrificare i principi di affidamento («Affinché i contribuenti siano onesti fa d'uopo anzitutto sia onesto lo Stato», Luigi Einaudi, L'imposta patrimoniale 1946).
In ordine al sistema penale, il Cnf ha proposto di limitare la sanzione penale ai soli illeciti di particolare gravità.
Il sistema sanzionatorio va rivisto nella filosofia di fondo, in quanto caratterizzato attualmente da precetti platealmente invasivi e a effetti moltiplicatori irrazionali, diversamente applicati non in ragione della violazione oggettivamente accertabile, bensì dell'interpretazione della disposizione violata da parte della pubblica amministrazione.
Bisogna infatti restituire senso di equità e di ragionevolezza: la disciplina contenuta nella legge 4/1929 faceva in modo che, nel caso di più violazioni commesse in esecuzione della medesima risoluzione, la sanzione si applicasse una sola volta. Oggi le sanzioni si decuplicano pur al cospetto della medesima risoluzione.
Sul versante processuale, l'attuale sistema binario (processo tributario e processo penale che corrono su binari paralleli) ha in sé aspetti distorsivi e irragionevoli: non appare, infatti, né logico né equo che, per un identico fatto, il contribuente possa essere assolto dal giudice penale e condannato da quello tributario e viceversa.
Occorre introdurre per legge il principio della decezione penale del fatto se il giudice tributario abbia definitivamente annullato gli atti impositivi e, soprattutto, occorre riequilibrare il processo tributario in modo da garantire effettivamente la parità delle armi.
Il tema dell'abuso del diritto resta quello più spinoso e insidioso. Nelle accademie si insegna che evasione ed elusione sono concetti distinti, che simulazione e frode sono istituti ontologicamente divergenti. Di abuso del diritto si abusa fin troppo e troppo spesso a sproposito, come ammesso dagli stessi giudici di legittimità che, peraltro, ne hanno fatto applicazione in ogni settore dell'ordinamento tributario.
Il ricorso diffuso alla nozione di abuso mina l'affidamento a regole utilizzabili dai contribuenti/cittadini de lege lata prima ancora che la certezza del diritto, il cui concetto oggi appare più che altro un cult piuttosto che un patrimonio di valori e di legalità democratica.
L'attuazione della delega fiscale che disciplini ex positivo iure l'istituto diventa una scadenza necessaria e urgente: gli operatori sia economici che giuridici, in un periodo di crisi recessiva, non possono più avviare iniziative, essendo queste destinate a regredire in un momento successivo a causa di una differente valutazione dell'operazione.
L'aspettativa è che la delega fiscale - attualmente all'esame del Parlamento - positivizzi finalmente gli istituti e che intorno a essi si consolidi una prassi virtuosa di applicazione delle leggi, così da seminare una cultura tributaria generalizzata in linea con quella degli altri Paesi europei.
L'Avvocatura istituzionale, quale garante dei diritti e delle regole, sente il dovere di spendersi sul tema della fiscalità poiché questa rappresenta oggi uno snodo essenziale della vita economica e democratica del Paese.
Coordinatore della commissione
per le problematiche tributarie
del Consiglio nazionale forense
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Le proposte
Sul Sole 24 Ore del Lunedì del 10 giugno la notizia del documento approvato dal Consiglio nazionale forense e inviato alle più alte cariche dello Stato, per sollecitare interventi normativi in direzione di un fisco più equo. Anche in quel documento, gli avvocati chiedevano di fissare per legge i criteri applicativi dell'abuso del diritto, come previsto nel disegno di legge della delega fiscale

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