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Questo articolo è stato pubblicato il 29 luglio 2013 alle ore 06:48.

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L'effettiva esistenza delle operazioni di acquisto delle autovetture, unita alla congruità dei prezzi di acquisto e di vendita, sono condizioni sufficienti per escludere l'esistenza di un accordo simulatorio e la conoscibilità – sulla base dell'ordinaria diligenza – della natura della società cartiera. Spetta all'amministrazione finanziaria provare l'esistenza di un'intesa solo fittizia tra venditore e acquirente in caso di contestazione di una frode carosello nella vendita di veicoli. Inoltre, solo la presenza di un vantaggio fiscale consente al giudice di dichiarare d'ufficio l'abuso del diritto. È quanto emerge dalla sentenza 57/02/13 della Commissione tributaria di primo grado di Bolzano.
La controversia riguarda un avviso di accertamento che ha negato a una società la detrazione dell'Iva pagata a un altro soggetto ritenuto una «cartiera» in quanto, secondo l'amministrazione finanziaria, sarebbe intervenuta nelle transazioni al solo fine di abbassare il prezzo di vendita nell'ambito di un carosello fiscale fraudolento.
La contribuente ha ritenuto che l'ufficio non avesse fornito alcuna prova che legittimasse l'operatore economico a dover diffidare della società cartiera, né era emerso alcun acquisto delle automobili a prezzi particolarmente vantaggiosi. L'agenzia delle Entrate ha, invece, ribadito la legittimità del suo operato e ha anche chiesto che fosse valutata l'esistenza dell'abuso del diritto.
Il collegio altoatesino ha accolto il ricorso della società e - aderendo all'orientamento della Corte di giustizia Ue recepito anche dalla Cassazione (pronuncia 23560/2012) - ha applicato il principio secondo il quale il giudice decide esaminando le circostanze in concreto sottoposte al suo esame, richiedendo comunque all'amministrazione l'onere di provare che l'acquirente fosse a conoscenza della natura di cartiera della cedente.
Il collegio giudicante era consapevole che la ricorrente avesse intrattenuto rapporti commerciali con aziende implicate in una frode carosello intesa all'evasione dell'Iva. Nonostante ciò, ha fatto rilevare come tuttavia fosse emerso in maniera chiara che la ricorrente non aveva usufruito di prezzi inferiori alle quotazioni di mercato sulla base di plurimi indicatori, declinati in una ponderata valutazione di ogni singola vettura con Eurotax riferito all'epoca dell'acquisto, e come si fossero verificati acquisti multipli effettuati verso la fine dell'anno solare al fine di giungere a un determinato ammontare programmato, come normalmente accade in questo settore.
Inoltre, i pagamenti debitamente tracciati (poiché effettuati attraverso il circuito bancario) non evidenziavano anomalie e non potevano indurre a ritenere che anche la società ricorrente fosse stata coinvolta coscientemente in una frode carosello posta in essere da altre società.
Da ultimo, rifacendosi alla sentenza Halifax (causa C-255/02 del 2006), la Commissione di primo grado ha ritenuto che le operazioni controverse per configurare un comportamento abusivo devono procurare un vantaggio fiscale, il cui ottenimento sarebbe contrario all'obiettivo perseguito dal quadro delle disposizioni tributarie.
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