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Questo articolo è stato pubblicato il 10 marzo 2014 alle ore 06:44.

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Versamenti tardivi senza effetto sulla conciliazione. Il tardivo pagamento delle somme conciliate non legittima, infatti, l'amministrazione finanziaria né a richiedere il pagamento delle somme originariamente accertate né a pretendere quelle successivamente conciliate ma con sanzioni piene. Questo perché l'inadempimento dell'accordo conciliativo non può far rivivere il processo estinto e quindi la pretesa originaria in quanto riguarda gli effetti sostanziali del negozio transattivo. Inoltre il verbale di conciliazione ha efficacia esecutiva come la cartella esattoriale e costituisce titolo per la riscossione delle somme dovute. È quanto emerge dalla sentenza 6/4/2014 della Ctr Liguria (presidente Haupt, relatore Cunati).
La vicenda scaturisce dall'accertamento a una panetteria che ha rettificato un maggior reddito di oltre 129mila euro. Sono stati poi ricalcolati i maggiori redditi di partecipazione ai due soci (fratelli), imputati pro-quota nella misura del 50 per cento. Società e soci hanno impugnato gli avvisi, definiti con la sottoscrizione del processo verbale della proposta di conciliazione.
La Ctp La Spezia ha estinto i giudizi per cessazione della materia del contendere nei confronti del primo fratello (sentenza 129/4/2009) e del secondo (sentenza 130/4/2009). I due fratelli avevano però ritardato a pagare anche se di poco quanto dovuto entro i venti giorni. Pertanto l'amministrazione finanziaria ha impugnato le due sentenze. La controversia del secondo fratello è approdata in Ctr Liguria che ha deciso in senso favorevole al contribuente (sentenza 175/7/2011). La prima controversia, invece, è stata decisa con la sentenza 6/4/2014.
Nell'appellare la pronuncia della Ctp relativa al primo fratello, il Fisco ha sottolineato che il tardivo pagamento delle somme conciliate comportava la conferma integrale della pretesa tributaria (richiesta principale) o in alternativa andava confermata la pretesa tributaria così come definita in sede di conciliazione ma con ammontare pieno delle sanzioni (richiesta subordinata).
Ma la Ctr - richiamando anche il precedente giurisprudenziale favorevole all'altro socio - respinge l'appello delle Entrate. Il collegio di secondo grado evidenzia come il processo verbale costituisca titolo per la riscossione delle imposte e che la conciliazione si perfezioni solo con il versamento, entro il termine di venti giorni dalla data di redazione del processo verbale, dell'intero importo o della prima tranche in caso di pagamento rateale (articolo 48, comma 3, del Dlgs 546/1992).
Il mancato integrale pagamento delle somme conciliate costituisce un mero inadempimento del negozio transattivo con la conseguenza che non può più rivivere il processo estinto e quindi la vecchia pretesa tributaria perché l'intervenuta conciliazione ha generato un nuovo titolo sostitutivo dell'accertamento. Il ritardo «può avere effetto - si legge in motivazione - soltanto sulle eventuali conseguenze economiche, in termine di pagamento degli interessi e/o del maggior danno, anche sanzionatorio e precostituito, conseguente al mancato adempimento tempestivo». In sostanza, concludono i giudici, «con l'intervenuta conciliazione, le parti hanno rideterminato il credito/debito d'imposta, recepito nel verbale che costituisce titolo esecutivo per la riscossione anche dell'eventuale credito accessorio».
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