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Questo articolo è stato pubblicato il 03 aprile 2014 alle ore 12:25.
L'ultima modifica è del 03 aprile 2014 alle ore 12:28.

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Da lunedì prossimo, chiunque impiega una persona per lavorare o fare volontariato a contatto con i minori, deve procurarsi il certificato penale di quel soggetto, per escludere che abbia commesso reati legati allo sfruttamento sessuale dei più giovani.
È l'obbligo che scatta con l'entrata in vigore, il 6 aprile, del decreto legislativo 39/2014, di recepimento della direttiva europea 2011/93/Ue sulla lotta all'abuso dei minori.

Il provvedimento è stato pubblicato sulla «Gazzetta ufficiale» del 22 marzo. Lo scopo è quello di monitorare il passato delle persone che vengono regolarmente a contatto con i minori, per escludere che a loro carico risultino condanne per alcuni reati previsti dal Codice penale: articolo 600-bis (prostituzione minorile), 600-ter (pornografia minorile), 600-quater (pornografia virtuale), 600-quinquies (turismo sessuale) e 609-undecies (adescamento dei minorenni). Si punta anche a escludere misure di interdizione alle attività che comportino contatti con i minori.

Sarà un aggravio in termini burocratici, benché legato a un fine nobile, ma anche un costo: il datore di lavoro che non osserva l'obbligo rischia una sanzione da 10mila a 15mila euro.
Stando alla lettera della norma, peraltro, dovrebbero essere interessate molte categorie di lavoratori: basti pensare al personale di ospedali e reparti pediatrici, ai docenti e non docenti nelle scuole, agli asili nido, agli operatori in strutture ricreative, centri di soggiorno estivi e così via.
Il riferimento all'attività volontaria organizzata potrebbe aprire le porte dell'obbligo, peraltro, anche per associazioni di volontariato e associazioni sportive: una platea di circa 98mila soggetti.

La norma, peraltro, ha suscitato molti dubbi e incertezze negli operatori: solo per fare qualche esempio, ci si può chiedere che cosa si intenda per «contatto diretto e regolare» con i minori, chi può irrogare la sanzione e anche chi pagherà per il rilascio del certificato, che costa poco meno di 20 euro. Il documento vale peraltro sei mesi, dopodiché bisognerebbe chiederne uno nuovo.
Infine, nel casellario giudiziale sono indicate solo le condanne definitive: se ci fossero procedimenti pendenti, legati a presunti reati commessi più di recente, non si riuscirebbe comunque ad averne traccia.

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TAG: Reati

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