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Questo articolo è stato pubblicato il 29 settembre 2014 alle ore 12:07.
L'ultima modifica è del 29 settembre 2014 alle ore 12:44.

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La Procura di Milano ha chiesto la proroga delle indagini su Miuccia Prada e suo marito Patrizio Bertelli, rispettivamente fondatrice e amministratore delegato del gruppo della moda, che si è quotato in borsa a Hong Kong nel 2011.

Insieme con il commercialista di famiglia Marco Salomoni, Prada e Bertelli sono accusati di «omessa o infedele dichiarazione dei redditi» dai pm Gaetano Ruta e Adriano Scudieri. Sulla richiesta di proroga deciderà il gip nei prossimi giorni. L'inchiesta si basa su una contestazione dell'agenzia delle Entrate per una presunta “esterovestizione” della Prada holding che aveva sede legale ad Amsterdam. Su dieci anni di bilanci, questa la tesi della Procura, Prada avrebbe eluso il fisco italiano per un importo complessivo di 470 milioni di euro.

A questo riguardo però Prada e Bertelli erano già giunti ad un accordo con le Entrate. La notizia dell'intesa, con il ritorno in Italia di una serie di holding tra Paesi Bassi e Lussemburgo era stata data dal Sole 24 Ore il 21 dicembre del 2013. Un ritorno alla base che almeno in parte s'iscriveva nel processo di voluntary disclosure deciso e intrapreso dai vertici della maison milanese per sanare una o più irregolarità fiscali al centro di contestazioni dell'Agenzia.

La stessa agenzia a inizi 2014 aveva chiarito che le attività si erano concluse positivamente con il pagamento di tutti i debiti tributari, compresi sanzioni e interessi e che non vi erano altre verifiche fiscali in corso da parte dell'Agenzia. Gli esiti dell'accertamento avevano tuttavia provocato l'automatica trasmissione degli atti all'autorità giudiziaria con conseguente apertura di un procedimento penale.

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