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Testo unico per le crisi d’impresa

diritto fallimentare

Testo unico per le crisi d’impresa

Addio legge fallimentare, arriva il testo unico dell’insolvenza. Al lavoro per rivedere tutta la disciplina delle crisi d’impresa c’è la commissione del ministero della Giustizia, presieduta dal presidente di sezione della Cassazione ed ex commissario Consob, Renato Rordorf. Il punto sulle prospettive di riforma è stato fatto all’incontro di giudici delegati e pubblici ministeri svoltosi a Venezia nello scorso fine settimana.

Lo stesso Rordorf, in un garbato, ma fermo intervento ha prima misurato l’ampiezza dell’intervento, una riscrittura complessiva di tutta la disciplina delle crisi d’impresa per abbandonare una legge che comunque, anche se in parte è un dato solo formale, risale al 1942, e poi ribadito alcune condizioni.

Un Testo unico quindi che comprenda anche le discipline speciali dell’amministrazione straordinaria, con le ulteriori declinazioni della Prodi bis e della Marzano, ma senza dimenticare, ha ricordato Rordorf, che, anche se non espressamente previsto nel mandato della commissione, una revisione della disciplina penale, con le varie fattispecie di bancarotta, dopo avere riscritto quella civilistica sarà inevitabile.

L’intervento dovrà quindi essere organico, per restituire armonia a una disciplina che è stata più volte toccata in questi anni. E su questo punto il nodo da sciogliere è anche politico. Perché sottotraccia alla riflessione veneziana c’è stata la consapevolezza di nuovi interventi settoriali in preparazione tra presidenza del Consiglio e Mef. Soprattutto su quest’ultimo fronte le anticipazioni sono per l’arrivo (in un decreto legge?) di misure che attenuerebbero, attraverso un’estensione dell’area della prededucibilità, l’emergenza sofferenze per i crediti delle banche. Rordorf ha tuttavia fatto presente come il varo di nuove misure, mentre la commissione è al lavoro per una riforma complessiva, rappresenterebbe un «fattore di spiazzamento».

Quanto ai tempi, l’obiettivo della commissione è di arrivare all’assemblaggio delle varie parti della riforma (la commissione si è divisa in sottocommissioni) a ridosso dell’estate, per rendere possibile poi un confronto anche pubblico sui contenuti e sulle prospettive della bozza.

Nei contenuti, una parte determinante, anche come cartina di tornasole della “filosofia” ispiratrice della legge, sono le misure di allerta (si veda anche l’articolo a fianco). Punto cruciale (al di là del soggetto, camere di commercio o tribunali delle imprese, come emerso sinora in sottocommissione, cui indirizzare le segnalazioni) per misurare anche la forza delle spinte revansciste di una parte della magistratura che male ha sopportato il ridimensionamento determinato dalle precedenti riforme della Legge fallimentare.

E poi, altro tema difficilmente eludibile, è quello degli abusi cui ha dato luogo un utilizzo spregiudicato del concordato (tanto più dopo l’ultima versione “in bianco”). A Venezia le testimonianze delle imprese sono state in questo tempo assai significative per mettere a fuoco prassi per cui, dopo la cancellazione della percentuale minima di soddisfazione dei creditori, imprenditori senza scrupoli hanno utilizzato l’istituto per sbarazzarsi di imprese decotte per poi ripartire con newco monde dai debiti.

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