Norme & Tributi

Reddito d’impresa, assegnazioni ai soci in tempi stretti

fisco

Reddito d’impresa, assegnazioni ai soci in tempi stretti

(Fotolia)
(Fotolia)

Operazioni diassegnazione dei beni a forte rischio di finire “fuori tempo massimo”. Il ritardo dell’agenzia delle Entrate nell’emanazione dei necessari chiarimenti sta trasformando l’attesa dei professionisti e delle imprese in preoccupazione, in particolare in quelle situazioni in cui l’operazione, per le società di capitali, deve rispettare precisi termini giuridici.

L’articolo 2445, comma 3, del Codice civile prevede che la delibera assembleare di riduzione del capitale sociale può essere eseguita soltanto dopo novanta giorni dal giorno dell’iscrizione nel registro delle imprese, purché entro questo termine nessun creditore sociale anteriore all’iscrizione abbia fatto opposizione (o siano stati assunti gli opportuni rimedi indicati nel comma 4). Se a questo termine si aggiunge quello della sospensione feriale (dal 1° al 31 agosto: articolo 1 della legge 742/1969), il calcolo a ritroso dal 30 settembre (termine ultimo per l’assegnazione agevolata) si arresta ai primi di giugno: troppo presto per poter pianificare con la dovuta attenzione operazioni così importanti.

Nella stessa situazione si trovano (e l’ipotesi è molto frequente) le società che, in corrispondenza all’assegnazione dei beni, pensano di deliberare la distribuzione della riserva (in sospensione d’imposta) costituita per effetto delle varie leggi di rivalutazione monetaria che fanno riferimento alla legge 342/2000 (ad esempio è molto comune la riserva creata per effetto dell’articolo 15 del Dl 185/2008). Qualora a suo tempo non affrancate, l’utilizzo di tali riserve “al servizio” dell’assegnazione sconta l’imposta sostitutiva del 13% (articolo 1, comma 116, della legge 208/2015).

Ma quel che più conta è che l’articolo 13, comma 2, della legge 342/2000 richiama, in caso di riduzione per motivi diversi dalla copertura delle perdite, i commi 2 e 3 dell’articolo 2445 del Codice civile e, quindi, anche l’attesa forzata dei 90 giorni prima di poter eseguire la delibera di riduzione. In proposito ci si potrebbe chiedere se la scadenza del 30 settembre prevista dalla legge di Stabilità 2016 possa dirsi rispettata anche solo in presenza della delibera di riduzione del patrimonio netto, anche se a tale data non risultano trascorsi i 90 giorni di legge.

In proposito, la massima H.G.10 del Consiglio notarile del Triveneto distingue tra efficacia ed eseguibilità della delibera di riduzione del capitale. Infatti, gli effetti dell’atto si producono sin dall’iscrizione al registro imprese (articolo 2436, comma 5, del Codice civile), per cui il capitale da indicare nello statuto e nella corrispondenza sociale e che deve risultare dal registro imprese medesimo, è già quello ridotto. Tuttavia, la materiale assegnazione dell’immobile potrà avvenire solo dopo che siano trascorsi novanta giorni dalla data di iscrizione al registro imprese della delibera, sempreché entro questo termine nessun creditore sociale anteriore all’iscrizione abbia fatto opposizione.

L’Agenzia potrebbe, in un’ottica di semplificazione, richiedere il rispetto del termine del 30 settembre solo per la prima delibera (riduzione del capitale o della riserva di rivalutazione), naturalmente a condizione che, poi, il processo si concluda con l’assegnazione concreta, magari stabilendo che l’atto di assegnazione debba poi avvenire entro il 2016.

Diversamente, solo le società di capitale che dispongono di riserve diverse da quelle di rivalutazione sufficienti a “coprire” l’importo dei beni da assegnare potrebbero, assieme alle società di persone, materialmente procedere nei tempi stabiliti, mentre le altre perderebbero l’opportunità.

Anche il Fisco, a ben vedere, perderebbe il gettito potenziale di queste operazioni, fallendo anche, almeno in parte, l’atteso risultato di “accompagnare” verso la chiusura molti enti che fungono esclusivamente da contenitore per immobili senza mercato.

© Riproduzione riservata