Norme & Tributi

Aspetti patrimoniali definiti con un patto

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Aspetti patrimoniali definiti con un patto

  • –di Angelo Busani
(Marka)
(Marka)

Da lunedì 6 giugno - quando riapriranno gli sportelli comunali - si potranno registrare nei registri anagrafici le «convivenze di fatto» e i «contratti di convivenza», due dei nuovi istituti introdotti dalla legge Cirinnà, la quale è, sotto questo aspetto, immediatamente operativa perché non presuppone l’emanazione di decreti attuativi.
Quindi, se lunedì mattina due persone, di identico o diverso sesso, si presenteranno in anagrafe per dichiarare che convivono e sono legate da vincoli affettivi e di reciproca assistenza morale e materiale, l’ufficio dovrà procedere alla loro registrazione come «conviventi di fatto»: questa registrazione dovrà essere effettuata entro due giorni lavorativi dalla relativa richiesta (cui seguirà, come per ogni altra istanza anagrafica, la fase istruttoria dell’accertamento dei requisiti di legge, con particolare riguardo alla coabitazione). Identica registrazione (da richiedere nel Comune ove si svolge ed è registrata la convivenza) andrà effettuata per il contratto di convivenza, che risulterà dallo «stato di famiglia» in cui la convivenza verrà certificata.

La figura dei contratti di convivenza (da redigere in forma scritta, a pena di nullità, con atto pubblico o scrittura privata con sottoscrizione autenticata da un notaio o da un avvocato) è una delle novità più rilevanti della legge sulle unioni civili. Sono stati pensati per permettere ai conviventi che abbiano registrato il loro stato di stabile convivenza etero o omosessuale nei registri anagrafici) di «disciplinare i rapporti patrimoniali relativi alla loro vita in comune» (articolo 1, comma 50, della legge 76/2016). Significa che i conviventi di fatto possono affidare a un contratto ad hoc la regolamentazione degli aspetti economici del loro menage. Si tratta di un’opportunità e non di un dovere, in quanto i conviventi hanno la facoltà di svolgere il loro rapporto anche in assenza di un contratto di convivenza.

Unioni civili: le nuove regole

Questi contratti si prestano ad ospitare un amplissimo contenuto, perché l’unico limite è che devono essere trattate questioni inerenti l’ambito dei «rapporti patrimoniali» dei conviventi (quindi, non sono idonei a regolamentare questioni diverse da quelle di rilevanza economica, tipo le tematiche di natura strettamente personale, come la vita sessuale e l’organizzazione familiare). Nei contratti di convivenza possono essere trattate materie come (articolo 1, comma 53):
- il luogo nel quale i conviventi convengono di risiedere;
- le modalità che i conviventi convengono circa la reciproca contribuzione da effettuare per far fronte alle necessità della vita in comune, e ciò in relazione al patrimonio e al reddito di ciascuno e alla rispettiva capacità di lavoro professionale o casalingo;
- l’adozione del regime della comunione dei beni.

Mentre i componenti di un’unione civile (i quali devono essere necessariamente omosessuali), sotto il profilo del regime patrimoniale coniugale, sono in tutto e per tutto equiparati ai coniugi di un «ordinario matrimonio», con la conseguenza che tra gli uniti civili, in mancanza di una diversa opzione (e cioè la scelta del regime di separazione dei beni), si instaura ex lege il regime di comunione legale dei beni, l’esatto contrario accade per i conviventi di fatto registrati in anagrafe e per i conviventi non registrati. I conviventi registrati possono però ovviare a questa situazione appunto stipulando il contratto di convivenza e inserendovi l’opzione per il regime di comunione dei beni.

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