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I fondi pensione guadagnano iscritti

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I fondi pensione guadagnano iscritti

Crescono le adesioni ai fondi pensione, soprattutto per effetto del nuovo contratto degli edili che ne prevede l’iscrizione automatica al netto del Tfr; ma i numeri complessivi del sistema restano, nella sostanza, uguali.

Nel 2015 le iscrizioni sono arrivate a 7,2 milioni (+12,1%) ma si scende a 5.441.868 se dal totale si scomputano circa 1,8 milioni di lavoratori che hanno smesso di versare i contributi, un fenomeno in crescita da qualche anno anche per effetto della crisi e che riguarda in particolare i lavoratori autonomi (su un milione e 878mila iscritti solo poco più di un milione l’anno scorso ha versato regolarmente i contributi). A questa minore continuità contributiva si aggiunge l’aumento delle anticipazioni, in particolare per «ulteriori motivazioni» rispetto a sanità e prima casa: si è passati da 1,4 erogati agli iscritti ai fondi pensione a 2,1 miliardi nel 2015, su un totale di 7 miliardi di prestazioni.

Il risultato è che a oltre vent’anni dall’avvio in Italia della previdenza integrativa, su una platea potenziale di 25,5 milioni (forze di lavoro, che comprendono non solo gli occupati ma anche le persone in cerca di occupazione), il tasso di adesione si è attestato al 28,3% (25,3 nel 2014).

Gli iscritti sono 5,2 milioni di lavoratori dipendenti del settore privato, i circa 1,9 milioni di autonomi detti e appena 174mila dipendenti pubblici (su 3,32 milioni di occupati). In pratica, a fronte di forze di lavoro stabili, l’incremento della partecipazione di circa tre punti percentuali è in gran parte dovuto all’adesione contrattuale dei lavoratori del settore edile. È partita da questi numeri la Relazione annuale della Covip, letta ieri a Montecitorio dal suo nuovo presidente Mario Padula, il sesto a coprire questo incarico da quando è in funzione l’authority di vigilanza dei fondi pensione e delle casse dei professionisti.

Se la domanda di previdenza complementare cambia poco, l’offerta rimane fin troppo ampia e diversificata: 469 fondi di cui 36 negoziali, 50 aperti, 78 piani individuali pensionistici (Pip), 304 preesistenti e FondInps. La riduzione nell’ultimo anno è stata di 27 unità, in linea con le tendenza dell’ultimo decennio. Mario Padula, economista di tradizione bocconiana, ha sottolineato gli evidenti spazi per un maggiore incremento di efficienza del settore da perseguire anche con accorpamenti ed economie di scala, visto che solo dodici fondi hanno più di 100mila iscritti, oltre la metà meno di mille iscritti e di questo il 90% è costituito da fondi preesistenti.

Nell’ultimo anno il patrimonio delle forme pensionistiche complementari ha superato i 140 miliardi di euro, in aumento del 7,1% rispetto al 2014, mentre il complessivo risparmio previdenziale, tra fondi pensione e casse professionali su cui la Covip vigila, ammonta a oltre 210 miliardi di euro e riguarda più di 9 milioni di iscritti. Si aggiunge infatti da anni l’universo delle Casse privatizzate, analizzato anch’esso dal presidente Padula, il quale ha sottolineato la necessità di procedere in tempi brevi al varo del decreto per la definizione dei criteri e limiti di investimento, banca depositaria e disciplina dei conflitti di interesse.

Per quanto riguarda il secondo pilastro previdenziale, la parola-chiave lanciata da Padula sui settori vigilati è stata «manutenzione evolutiva»: i fondi pensione, ha sottolineato, devono crescere in un sistema pensionistico di primo pilastro a calcolo contributivo ma strutturato secondo un criterio di ripartizione. Il presidente di Covip ha ribadito la necessità di allargare la vigilanza della commissione anche ai fondi sanitari, oggi controllati da una pluralità di soggetti, per rendere più efficiente il sistema del Welfare complementare. Il settore si mostra in costante crescita, visto che operano oltre 500 enti, con caratteristiche profondamente diversificate e che gestiscono annualmente circa 4 miliardi su 30 miliardi di spesa sanitaria privata, relativa a più di 6 milioni di iscritti e 10 milioni di assistiti.

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