Norme & Tributi

Svizzera, voluntary semplificata

VOLUNTARY DISCLOSURE

Svizzera, voluntary semplificata

(Marka)
(Marka)

Uno degli effetti immediati seguiti all’entrata in vigore del protocollo di modifica della Convenzione sulla doppia imposizione tra l’Italia e la Confederazione elvetica è la piena operatività dello scambio di informazioni su richiesta sui contribuenti singoli e sui gruppi di residenti tra i due Stati.
Questa possibilità incide direttamente anche sui procedimenti già attivati di collaborazione volontaria di cui alla legge 186/2014 sul rientro dei capitali. Infatti i contribuenti che avevano presentato istanza per la regolarizzazione dei loro capitali non dichiarati e detenuti in Svizzera ma volevano avvalersi del trattamento sanzionatorio più favorevole avevano nella sostanza solo tre strade: il rimpatrio fisico delle loro attività, il rimpatrio giuridico attraverso intermediario autorizzato (ad esempio fiduciaria statica) ovvero rilasciare una autorizzazione esplicita all’agenzia delle Entrate (denominata waiver) condendole la facoltà di richiedere direttamente alla banca Svizzera informazioni sul conto estero ormai dichiarato.

Le ragioni di tali regole formalizzate nella legge vanno individuate nella volontà dell’erario italiano di poter monitorare i capitali emersi anche dopo la regolarizzazione a differenza dei precedenti scudi fiscali che anche a seguito della regolarizzazione dei capitali tendevano a garantire l’anonimato dei contribuenti.
Per coloro che avevano prescelto la strada del waiver in un primo momento l’agenzia aveva pubblicato un modello di riferimento che non aveva colto il favore degli istituti elvetici per motivi di contrasto con le norme interne del codice delle obbligazioni civili Svizzero (in particolare le norme sul mandato), pertanto sono proliferati diversi modelli redatti da ogni singola banca estera. Di contro l’amministrazione finanziaria pretendeva una dichiarazione suppletiva del contribuente di impegno a non revocare l’autorizzazione rilasciata.
La scorsa estate dopo diversi incontri tra i rappresentanti dell’amministrazione finanziaria italiana e l’associazione bancaria elvetica si era condiviso un modello poi pubblicato sul sito dell’agenzia delle Entrate a cui i contribuenti dovevano fare riferimento qualora avessero deciso di optare per tale soluzione.

Ora con l’entrata in vigore quindi dell’accordo sullo scambio di informazioni tra l’Italia e la Svizzera non ha più ragione di essere la necessità di ottenere l’autorizzazione da parte dell’amministrazione finanziaria italiana in quanto la stessa potrà chiedere qualsiasi informazione presente e passata al 23 febbraio 2015 utilizzando lo strumento della cooperazione amministrativa. La stessa agenzia delle Entrate in diverse circolari (punto 4.1 circolare 31/E 2015) ha chiarito che per i Paesi extra Ue con i quali è in atto un effettivo scambio di informazioni secondo il recente standard Onu/Ocse non è necessario il rilascio del waiver per usufruire del regime di favore di riduzione delle sanzioni e delle annualità accertabili.

Dal 13 luglio scorso data di entrata in vigore del protocollo con la Svizzera gli uffici finanziari italiani non dovranno più pretendere dai contribuenti la produzione del waiver svizzero per applicare la riduzione delle sanzioni ai contribuenti che detengono ancora le loro sostanze nella Confederazione elvetica e tutti i waiver nel frattempo rilasciati dalle banche svizzere cesseranno di avere efficacia dalla stessa data.
Si ritiene pertanto che la riduzione di tale adempimento possa contribuire alla definizione più agevole delle pratiche di voluntary disclosure provenienti dalla Svizzera che costituiscono come noto la stragrande maggioranza del totale complessivo.

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