Norme & Tributi

Sulla compliance occorre estendere il raggio d’azione

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Sulla compliance occorre estendere il raggio d’azione

(Sintesi Visiva)
(Sintesi Visiva)

La cooperazione tra fisco e contribuente si arricchisce di giorno in giorno di strumenti volti a sviluppare un dialogo preventivo rispetto agli obblighi dichiarativi, ovvero volti a introdurre sistemi che a fronte di un costante scambio di informazioni ovvero attraverso l’adozione di procedure di controllo del rischio fiscale ovvero attraverso una maggiore trasparenza attribuiscono al contribuente specifici benefici e semplificazioni.

Questi strumenti sono diretti con logiche diverse, ma con obbiettivi coincidenti sia alle persone fisiche (si pensi ai meccanismi di dialogo connessi al 730 precompilato) sia ai titolari di reddito d’impresa o di lavoro autonomo (si pensi all’invio telematico delle fatture e dei corrispettivi) sia alle grandi e grandissime imprese (si pensi al nuovo strumento della cooperative compliance).

La strategia nazionale è in linea con la tendenza dell’Unione europea che dopo aver strutturato un meccanismo comune di certificazione in materia doganale (il nuovo codice dell’Unione dà benefici o procedure semplificate solo agli Aeo: operatore economico autorizzato), ha proprio in questi giorni lanciato un processo di certificazione in materia Iva (Certified taxable person).

Rispetto a tutti questi strumenti, da una parte, il legislatore e l’amministrazione finanziaria sono chiamati a favorire la realizzazione dell’intero processo che porterà a una maggiore tax compliance dell’intera platea dei soggetti passivi delle imposte dirette e indirette, dall’altra i contribuenti, a seconda dell’attività svolta e del livello di organizzazione raggiunto, sono chiamati fin d’ora a prendere delle decisioni e a intraprendere delle strade di adeguamento dei propri processi interni.

In particolare, per quanto riguarda la cooperative compliance (come dimostra la circolare 38/E/2016) gli sforzi delle autorità è di favorire al massimo l’allargamento dei soggetti interessati, fino ad includere, in tempi ragionevoli, tutte le imprese con un fatturato uguale e superiore a 100 milioni di euro.
I contribuenti, da parte loro, devono, se inclusi nella ristretta cerchia di quelli direttamente interessati da subito al provvedimento (imprese con fatturati non inferiore a 10 miliardi di euro; ovvero le imprese che hanno partecipato alla sperimentazione del 2013 con fatturati non inferiori a 1 miliardo di euro ovvero le imprese che raggiungono un accordo per i nuovi investimenti) possono già iniziare a dialogare con l’agenzia delle Entrate per attuare tutte le procedure necessarie per implementare un sistema di controllo del rischio fiscale. Per gli altri operatori l’impegno (che come vedremo potrebbe essere interessante per l’Iva) potrebbe essere quello di introdurre delle politiche di controllo sui fornitori e sui clienti ovvero nella gestione dei propri processi contabili e documentali.

Per quanto riguarda l’invio telematico delle fatture e dei corrispettivi (Dlgs 127/2015) l’impegno del legislatore è quello di mettere a disposizione degli operatori economici tutti i provvedimenti di attuazione che consentano ai contribuenti di fruire dei relativi benefici già a partire dal 2017. In effetti, sotto questo profilo bisogna segnalare che negli ultimi 3 mesi sono già stati pubblicati alcuni dei decreti di attuazione che si ritiene saranno integralmente disponibili a decorrere dal mese di ottobre.

Anche per questa partita i contribuenti non devono rimanere inerti, ma sono chiamati a verificare la loro reale possibilità di far fronte alle esigenze richieste dalla digitalizzazione dei dati richiesti sia per il ciclo attivo che per il ciclo passivo cercando, nelle scelte che possono fare, di sfruttare al massimo i benefici diretti e indiretti che il Dlgs 127/2015 offre.
Per quanto riguarda il dialogo con le persone fisiche l’impegno del fisco deve essere quello di ampliare le informazioni che vengono fornite con il 730 precompilato migliorando, però, la qualità dei dati acquisiti dal sistema dell’anagrafe tributaria. I contribuenti dovrebbero utilizzare questi ultimi giorni di settembre per controllare ulteriormente i dati che gli sono stati comunicati dal fisco per il periodo d’imposta 2015 per verificare la necessità di presentare una eventuale dichiarazione integrativa.

Per la certificazione Iva di origine unionale (Ctp) l’impegno del legislatore è di favorire la creazione del sistema legislativo comune. Per i contribuenti è necessario e, non solo per la certificazione, ma per ridurre i rischi di essere coinvolti in una frode carosello di introdurre regole di controllo preventivo delle operazioni commerciali che realizzano.

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