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Mantenimento per la ex moglie che ha rinunciato a un buon lavoro per la famiglia

SEPARAZIONI E DIVORZI

Mantenimento per la ex moglie che ha rinunciato a un buon lavoro per la famiglia

(Agf)
(Agf)

E' dovuto l'assegno di mantenimento alla moglie separata che - per il bene della famiglia - ha deciso di intraprendere una mansione meno remunerativa di quella che avrebbe potuto svolgere da single. Non ha dubbi la Cassazione nel rigettare il ricorso di un ex marito intenzionato a dimostrare l'insussistenza del diritto all'assegno rivendicato dalla ex moglie.
Il caso trattato nella sentenza n. 18542 del 21 settembre, riguarda una donna dedita per scelta all'attività di ricercatrice universitaria. Pur avendo potuto - in quanto abilitata - la donna avrebbe infatti abdicato alla ben più remunerativa attività di commercialista, per coniugare lavoro e famiglia.

Una scelta che, di fronte alla spada di Damocle della separazione, incassa un riconoscimento in termini giudiziari. Tanto i giudici della Corte di appello di Torino, che della Cassazione, riconoscono infatti il diritto della donna a percepire un assegno familiare in grado di garantirle un tenore di vita pari a quello goduto nel corso del matrimonio, quando la strada di non lavorare a pieno regime era stata intrapresa potendo contare sulle capacità reddituali del marito.
Capacità che la Corte di appello di Torino ha scandagliato analiticamente, per valutarne, tra l'altro, le ricadute sul comune tenore di vita.
La scelta della signora - scandiscono i giudici - ha costituito l'oggetto di una “scelta condivisa”, nata sulla scia di una comune esigenza e volontà degli ex coniugi. La Cassazione rigetta pertanto il ricorso dell'ex marito, incentrato non soltanto sul diritto al percepimento dell'assegno, ma anche al quantitativo.

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