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Il furto di due salami non è reato: scatta la tenuità del fatto

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Il furto di due salami non è reato: scatta la tenuità del fatto

Nessun reato di furto per l'uomo che, all'interno di un supermercato, ha sottratto due salami. “La tenuità del fatto - ha sentenziato la Cassazione - supera lo ius corrigendi insito nella misura repressiva” e così la sentenza della Corte di appello di Lecce che condannava un uomo di Grottaglie per furto (articolo 624 del Codice penale) è stata annullata.

Nella sentenza 44092 depositata il 18 ottobre, i giudici hanno precisato che, nella fattispecie concreta in esame, non può non riconoscersi la particolare tenuità del fatto commessa dall'uomo. E questo in considerazione del modesto valore della merce sottratta (16 euro il costo); della modalità di condotta (di ridotto allarme sociale); della mancanza di qualsiasi circostanza aggravante, che possa connotare in termini di maggiore gravità la condotta del reo; della non rilevante intensità del reato, essendo evidente come la condotta dell'imputato sia stata sorretta da un dolo “appena sufficiente” ad indirizzarlo verso l'impossessamento degli elementi sottratti, nella consapevolezza che appartenessero ad altri.

Non ostacola l'applicazione della causa di non punibilità, aggiungono i giudici, neanche una precedente sentenza - passata in giudicato - di applicazione di pena per il reato di tentato furto. Dal certificato del casellario giudiziale dell'uomo - continua la sentenza - si evince infatti come da tale sentenza di patteggiamento non derivi alcuna conseguenza penale.

Il fatto che vi sia stato un precedente - chiariscono i giudici - non rientra neanche nella categoria del comportamento abituale, che si verifica - come attestato da diverse sentenze di Cassazione - quando l'autore ha commesso almeno due illeciti, oltre a quello preso in esame.

L'esclusione della punibilità per particolare tenuità del fatto (articolo 131-bis del Codice penale), è stata introdotta con il Dlgs 28 del 16 marzo 2015. Quando - come nel caso affrontato - la sentenza impugnata è anteriore alla data di entrata in vigore del Dlgs, allora l'applicazione del giudizio di legittimità va ritenuta (o esclusa) senza rinvio del processo nella sede di merito e se, come in questo caso, la Cassazione riconosce la sussistenza della causa di non punibilità, la dichiara d'ufficio (ex articolo 129 del Codice di procedura penale), annullando senza rinvio la sentenza impugnata.

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