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Voluntary disclosure, il nodo di beni preziosi e gioielli

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Voluntary disclosure, il nodo di beni preziosi e gioielli

Nelle cassette di sicurezza non ci sono solo banconote o titoli. Ma mentre la legge di Stabilità 2017, nelle bozze di testo attualmente circolanti, parla di «valori al portatore» (come depositi a risparmio o certificati di deposito) , il Documento programmatico di bilancio inviato all’Ue recita: «Proroga per tutto il 2017 dei termini per la presentazione delle istanze di “voluntary disclosure” sui redditi e patrimoni detenuti all'estero e ampliamento della platea, tramite la possibilità di optare per un prelievo forfetario, a titolo di imposte, interessi, sanzioni e contributi. Ulteriori misure saranno previste nel caso in cui la collaborazione volontaria abbia ad oggetto denaro in contanti, valori al portatore e altri valori».

Quindi, si pone già da subito il problema di come trattare, per esempio, gioielli di notevole valore o diamanti che sono stati aquistati come investimento, per importi considerevoli ma che non sono rappresentati da banconote o titoli. I lingotti, invece, sono pacificamente considerati all’interno della voluntary. Stessi dubbi per oggetti d’arte importanti (non solo quadri o sculture, che comunque sono custoditi in caveau adeguati ma pur sempre in vani che sono cassette di sicurezza) acquistati senza la dovuta tracciabilità o magari ereditati ma non indicati nella dichiarazione di successione. Oggetti che acquistano un interesse ai fini del “condono” perché di fatto sono come moneta contante, facilmente vendibili e quindi convertibili a loro volta in banconote se di provenienza poco chiara.

Se quindi nella nuova “voluntary” delle cassette di sicurezza entrano a pieno titolo questi beni, come sembra di capire soprattutto dalla versione del Documento programmatico di bilancio, allora il discorso cambia e si apre la strada a una sanatoria anche di beni di valore ereditati ma “dimenticati” nella dichiarazione di successione. Va ricordato che, alcuni anni fa, in occasione di Telefisco, di fronte al problema analogo posto dalla prima voluntary, le Entrate avevano risposto verbalmente che per “valori al portatore” si doveva far riferimento a oggetti il cui valore trascendeva l’uso corrente che se ne poteva fare. Ma questa risposta non era poi entrata nella circolare, data l’indeterminatezza che era insita nella definizione.

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