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Documento di gara unico europeo, no a formalismi sulle procedure concorsuali

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Documento di gara unico europeo, no a formalismi sulle procedure concorsuali

L'impresa che dichiari nel “Documento di gara unico europeo” (Dgue) di non trovarsi in stato di concordato preventivo non può essere esclusa dagli appalti solo perché non ha specificato anche di non trovarsi nella condizione di concordato con continuità aziendale: l’assenza della prima condizione implica anche l'assenza della seconda, essendo quest’ultima un’eccezione prevista dalla “legge fallimentare” (art 186, Regio decreto 267/1942).

Lo precisa il Tar del Lazio - sentenza 12115/2016, Terza sezione, 5 dicembre - dando ragione a una compagnia assicurativa esclusa da una procedura aperta dell'Università “La Sapienza” (valore 812,5 milioni) poiché nel modello europeo “semplificativo” e “anti-burocrazia” (Regolamento di esecuzione UE 2016/7) aveva precisato di non trovarsi né in liquidazione coatta né in concordato preventivo, ma nulla aveva dichiarato – nemmeno nel soccorso istruttorio - sull'eventuale procedura di concordato preventivo con continuità aziendale. Informazioni che, insieme ad altre (dalle condanne penali con sentenze definitive ai casi di controllo o collegamento), implicano «motivi di esclusione» per il nuovo Codice appalti (lettera b, comma 5, articolo 80, Dlgs 50/2016).

La ricorrente, come dettato dalle norme (art. 85), compilando il Dgue aveva fornito «un'autodichiarazione aggiornata» sostitutiva dei certificati della Pa ovvero «prova documentale preliminare» non solo dell'assenza dei previsti «motivi di esclusione» (oltre alle procedure concorsuali, in primis assenza di condanne penali con sentenze definitive), ma anche del possesso dei requisiti di idoneità professionale, della capacità economica e finanziaria, di quella tecnica e professionale (art. 83), e del rispetto dei criteri oggettivi del numero di soggetti qualificati invitati a partecipare nelle gare di dialogo competitivo e di partenariato per l'innovazione (art. 91).

Il collegio ha spiegato che «il concordato preventivo e il concordato con continuità aziendale non sono ipotesi equi ordinate o analoghe. Infatti, il concordato preventivo, al pari del fallimento o della liquidazione coatta, è causa di esclusione». Nel caso di concordato con continuità aziendale - prevista quando il piano di concordato prevede la prosecuzione dell’attività per il debitore (articolo 186, legge fallimentare) - il Codice appalti consente invece la partecipazione alle gare trattandosi di «una eccezione alla regola dell'esclusione per sottoposizione al concordato preventivo». Di conseguenza, per il Tar, solo chi è sotto concordato deve precisare se si tratti o meno di concordato con continuità, essendo un'ipotesi che le assicura l'accesso alle gare.

In questi casi, infatti, null'altro deve dire chi, come nel caso in esame, dichiari di non trovarsi in tale condizione poiché «lo scopo della dichiarazione deve ritenersi comunque raggiunto». L'esclusione è quindi illegittima in quanto «non conforme ai principi comunitari e nazionali in materia di procedure ad evidenza pubblica, richiamati nella Adunanza plenaria del Consiglio di Stato n. 16/2014» che, per evitare mere esclusioni formalistiche, ha aperto all'uso delle dichiarazioni uniche sostitutive per i “requisiti di ordine generale” richiesti dal “vecchio” Codice appalti ai concorrenti e ai rappresentanti legali (articolo 38, Dlgs 163/2006).

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