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Rumori, niente danni al vicino «ipervigilante»

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Rumori, niente danni al vicino «ipervigilante»

Il condominio è tenuto a insonorizzare l’appartamento del custode, ma non deve nessun risarcimento ai confinanti, per il danno da rumore, se questi sono un po’ paranoici e maldisposti verso il prossimo. La Cassazione (sentenza 661), si allinea alla Corte d’appello, che aveva annullato il risarcimento riconosciuto per il danno alla salute derivato dalle immissioni sonore provenienti dall’appartamento del portiere.

Una consulenza, disposta in primo grado, aveva evidenziato che dalla casa del custode si sentiva il rumore dell’acqua dei servizi igienici, della tv e le voci delle persone in camera da letto, «oltre la soglia di tollerabilità». Il Ctu, pur non

avendo riscontrato nei vicini alcuna malattia psichiatrica, aveva concluso per l’esistenza di un nesso tra le immissioni e il malessere ansioso-depressivo lamentato dagli stessi, madre e figlio. Un danno non suscettibile di liquidazione secondo le tabelle milanesi ma quantificabile, in via equitativa dal giudice. Il Tribunale si era prontamente adeguato, imponendo al condominio l’insonorizzazione dell’immobile, riconoscendo una somma di 10mila euro a favore di ciascuno degli attori e rigettando la sola richiesta di lasciare per sempre “sfitto” il locale condominiale.

Il condominio ricorre contro la decisione e vince. La Corte d’appello emette un verdetto sul quale pesa lo studio della personalità delle “vittime” dei rumori. La Corte territoriale valorizza proprio un’indagine psico-diagnostica, condotta dallo stesso Ctu. Dagli atti acquisiti risultava che la madre aveva una personalità ossessivo-compulsiva. Il punteggio della scala paranoide, alto benché sotto soglia, evidenziava che la signora era «piuttosto vigile ed attenta all’ambiente; le situazioni sono spesso vissute come pericolose o potenzialmente dannose e la percezione del mondo tende ad assumere facilmente una coloritura persecutoria».

Disturbi ancora più accentuati nel figlio che, come risultato dal test di Rorschah, era «ipervigilante»: una persona che investe molta energia per mantenere vivo un continuo stato di allerta. Secondo il perito «tali persone sono vulnerabili e di conseguenza sempre sulla difensiva, pronte a controbattere a un attacco. Non hanno fiducia negli altri, non sentono il bisogno di vicinanza e per questo evitano di instaurare relazioni intime e profonde con altre persone». Per la Corte d’appello è sufficiente per escludere il nesso causale tra i rumori e il malessere ansioso-depressivo, che, spiegano i giudici, non va collegato a fattori ambientali ma a una personalità disturbata. Turbe dalle quali deriva una reazione abnorme a modeste sollecitazioni disturbanti, come lo scorrere dell’acqua nei sanitari, la televisione o la presenza di persone nell’appartamento accanto.

Per la Cassazione, la signora e il figlio non hanno sofferto alcuna lesione all’integrità psico-fisica e devono dunque restituire le somma ottenute in primo grado con gli interessi, pari a 28 mila euro, oltre a pagare le spese del giudizio, con il doppio contributo unificato. Il condominio, se vuole occupare di nuovo l’appartamento lasciato dal vecchio custode, deve insonorizzarlo.

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