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Per l'Iri è necessario un debutto soft sui prelievi dei soci e…

analisi

Per l'Iri è necessario un debutto soft sui prelievi dei soci e distribuzione riserve

La nuova Iri introdotta dalla legge di bilancio 2017 cambia il regime ordinario di trasparenza tracciato dal Tuir, creando così una scissione tra il reddito «dell'impresa» e quello «dell'imprenditore». Il difficile equilibrio fiscale del sistema viene sostanzialmente garantito da un meccanismo secondo cui gli utili realizzati e distribuiti in costanza di Iri, assumono in capo ai percettori (imprenditore, collaboratori, soci) natura di reddito d'impresa integralmente tassabile Irpef e specularmente, per l'impresa da cui sono prelevati, sono costi fiscalmente deducibili. I problemi applicativi del primo anno sono in prevalenza collegati alla questione dei prelievi da parte dei soci e a quella della presunzione di riserve già tassate. E proprio su questi punti occorre garantire un'applicazione più soft in occasione del debutto del nuovo sistema.

I prelevamenti del primo anno
I prelevamenti, in quanto deducibili dal reddito d'impresa, influiscono sul reddito tassabile Iri per cui se non vi è una base storica cui fare riferimento (utili già tassati Iri e non prelevati) il sistema sembra andare in blocco. Una soluzione logica potrebbe essere quella di poter assumere, almeno per il primo anno di applicazione della flat tax, l'utile fiscale al lordo del prelevamento. Una soluzione che però potrebbe trovare un ostacolo nel comma 1 dell'articolo 55-bis. Su questo punto sarebbe opportuno un chiarimento anche in via di prassi.

La deduzione
Si possono dedurre dal reddito d'impresa le somme prelevate a carico dell'utile di esercizio o delle riserve di utili assoggettati ad Iri. Superata la questione tutt'altro che banale della legittimità (non fiscale) del prelievo di utili in corso di formazione, si pone il tema di come debbano essere trattati contabilmente tali prelievi. Il fatto che la norma qualifichi tali prelevamenti come deducibili dal reddito d'impresa si ritiene non significhi che tali operazioni debbano transitare necessariamente dal conto economico. Anzi, diremmo che per la natura stessa di queste operazioni (si pensi ad una distribuzione di riserve di utili già accantonati), non hanno nulla a che fare con i costi del conto economico. Di qui la conclusione - in apparenza scontata - che le deduzioni dal reddito dei prelevamenti non possono che operare in via extra contabile e quindi come variazione in diminuzione in DR.

La “caratura” dei prelevamenti
Il meccanismo tracciato dall'Iri è applicabile a prescindere dal fatto che l'entità dei prelevamenti rispecchi o meno la caratura della partecipazione del socio percettore. L' articolo 55-bis, comma , del Tuir dispone che l'Iri esclude l'applicazione dell'articolo 5 del Tuir (trasparenza) limitatamente all'imputazione e alla tassazione del reddito a prescindere dalla sua percezione. Pare conseguirne, quindi, che la presunzione di proporzionalità ai conferimenti operi comunque in relazione ai prelevamenti effettuati in costanza di regime Iri ai fini della tassazione del reddito in capo ai percettori (per la deduzione del costo in capo all'impresa la questione, invece, non pone invece particolari problemi).

La distribuzione di riserve già tassate
Il comma 6 dispone che i prelevamenti operati dall'imprenditore o dai soci in costanza di regime Iri si considerano prioritariamente effettuati, se esistono, dalle riserve formate con gli utili già tassati per trasparenza. Sarebbe opportuno venisse chiarito che questa presunzione, in quanto favorevole ai contribuenti, può essere comunque superata consentendo di addebitare i prelevamenti anche alle riserve formate con utili assoggettati ad Iri, pur in presenza di riserve già tassate per trasparenza. Questo potrebbe tornare utile per indicare in dichiarazione i redditi necessari per fruire di deduzioni e detrazioni che diversamente sarebbero perse massimizzando così i vantaggi conseguenti all'adozione dell'Iri.

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