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Spiagge, per le concessioni canoni senza valori Omi

DEMANIO

Spiagge, per le concessioni canoni senza valori Omi

Ansa
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Il Governo riapre il cantiere della “riforma delle spiagge”. Ieri il Consiglio dei ministri ha approvato il Ddl di delega sul riordino delle concessioni demaniali a uso turistico ricreativo. Un passaggio atteso dalle associazioni di categoria e dalle oltre 30mila imprese del settore, ma allo stesso tempo obbligato per consentire all’Italia di rispettare la sentenza del 14 luglio scorso con cui la Corte di giustizia europea ha bocciato i rinnovi automatici delle concessioni perché in contrasto con la direttiva servizi (la direttiva Bolkestein).

Oggi la validità delle concessioni in essere, di fatto scadute il 31 dicembre 2015, è garantita da una norma-ponte inserita nel Dl Enti locali dello scorso anno che ne proroga automaticamente la validità al 31 dicembre 2020. I punti cardine su cui poggia il progetto di riforma sono il riconoscimento del valore commerciale e degli investimenti già realizzati in caso di uscita dell’attuale concessionario, la revisione dei canoni demaniali sulla base di valori tabellari e non di quelli Omi (Osservatorio del mercato immobiliare), procedure di gara improntate su imparzialità e trasparenza, così come la previsione di un «adeguato» periodo transitorio prima dell’introduzione delle nuove regole.

A tirare le fila fin dal suo arrivo al dicastero per gli Affari regionali è stato lo stesso ministro Enrico Costa (Ap), che ha sottolineato che «se sulle spiagge in passato ci fosse stata una risposta più tempestiva, oggi avremmo già un quadro organico e definito». Il testo del Ddl, di soli due articoli, «è frutto di mesi di lavoro intenso e proficuo e di un confronto assiduo con enti locali, regioni, rappresentanze delle imprese del settore» ha precisato in una nota il ministro. Se da una parte ci sono associazioni che contestano i princìpi fissati perchè metterebbero a rischio le attività (Cna), dall’altra rappresentanti di categoria ritengono l’intervento «concreto» (Fiba-Confesercenti). Per Costa «i princìpi fissati funzionano e su questi ci si protrà confrontare in Parlamento».

Dall’entrata in vigore, il Governo avrà sei mesi per attuare il riordino delle concessioni, ma come precisa il ministro «alla luce dei tempi parlamentari, la macchina ministeriale si metterà subito al lavoro con l’obiettivo di arrivare all’attuazione della nuove regole anche prima dei sei mesi indicati dalla delega».

Le nuove concessioni dovranno rispettare i princìpi di concorrenza, senza trascurare il paesaggio e la sostenibilità ambientale. La riforma punta a valorizzare i territori garantendo esercizio, sviluppo e valorizzazione delle attività imprenditoriali. Come sottolineato dalle associazioni di categoria, i decreti delegati dovranno garantire il riconoscimento e la tutela degli investimenti, dei beni aziendali e del valore commerciale nei casi in cui gli attuali concessionari dovessero uscire. Imparzialità, trasparenza e pubblicità saranno i requisiti cui dovranno essere ispirate le future gare, le quali dovranno tener conto della professionalità acquisita nell’esercizio di concessioni demaniali.

La durata delle future concessioni sarà fissata entro «adeguati limiti minimi e massimi» dalle Regioni, le quali dovranno anche stabilire quante concessioni potranno essere assegnate a un solo operatore sempre nel rispetto della «pluralità e differenziazione dell’offerta» nel territorio di riferimento. Verranno fissate anche le procedure per la decadenza delle concessioni e gli eventuali subentri in caso di vendita o di affitto delle aziende.

Altro passaggio atteso dalle associazioni di categoria è quello della revisione dei canoni concessori. Alla fine di un lungo confronto, il ministro Costa ha optato per l’applicazione di valori tabellari. Secondo il Governo, infatti, questi valori consentono di superare le criticità sorte nella determinazione delle «opere di facile e di difficile rimozione» (tradotto in pertinenze) e che avevano prodotto maxi aumenti dei canoni. L’obiettivo dichiarato è quello di superare il contenzioso calibrando i nuovi valori di differenti beni e pertinenze senza ricorrere ai contestati valori Omi.

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