Norme & Tributi

Multe, l’appello si fa in Tribunale

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Multe, l’appello si fa in Tribunale

Quando le multe stradali sono comminate da un organo dello Stato, l’appello contro le decisioni del giudice di pace va presentato al Tribunale. È la conclusione di una sentenza del Tribunale di Aosta (giudice De Paola) del 9 novembre 2016.

La controversia scaturisce dall’impugnazione di un verbale con cui i Carabinieri avevano contestato al ricorrente la violazione di norme del Codice della strada. Il giudice di pace di Aosta aveva respinto la domanda di annullamento dell’atto. Per la riforma della sentenza, l’interessato ha presentato appello al Tribunale di Aosta. Dal canto suo, il presidente della Regione Valle d’Aosta, in qualità di titolare delle funzioni prefettizie (e quindi di rappresentanza in giudizio dell’organo che ha redatto il verbale), ha chiesto il rigetto del gravame.

Il Tribunale dichiara la propria incompetenza per territorio. Il giudice ricorda che le opposizioni contro l’ordinanza-ingiunzione e quelle avverso il verbale di accertamento di violazioni al Codice della strada, previste dagli articoli 6 e 7 del Dlgs 150/2011, seguono il rito del lavoro, «ove non diversamente stabilito dalle disposizioni» contenute in quegli stessi articoli.

In particolare, il comma 2 dell’articolo 7 dispone che l’opposizione contro il verbale si propone davanti al giudice di pace, mentre per l’ordinanza-ingiunzione l’articolo 6 prevede un riparto di competenza tra lo stesso giudice di pace e il Tribunale. Per entrambi gli articoli, comunque, il giudice competente è quello «del luogo in cui è stata commessa la violazione».

Le norme procedurali contenute nei due articoli - prosegue il Tribunale -, «diverse da quelle del rito del lavoro (rito che costituisce la regola), sono dunque eccezionali» rispetto a quelle dettate per tale rito, «e, in quanto tali, non sono suscettibili di interpretazione estensiva o analogica».

Sicché - così conclude il Tribunale -, in mancanza di un’espressa disciplina della competenza territoriale per l’appello, non vale la deroga al principio del foro erariale, prevista per il primo grado del giudizio in favore del giudice di “prossimità”. Il giudice di secondo grado va quindi individuato in base alla regola generale contenuta nell’articolo 6 del Regio decreto 1611/1933, per il quale la competenza nelle cause in cui è parte un’amministrazione dello Stato spetta al tribunale del luogo dove ha sede l’ufficio dell’avvocatura dello Stato nel cui distretto si trova il tribunale che sarebbe competente secondo le norme ordinarie.

Non si tratta - prosegue il giudice di Aosta - di contrastare le conclusioni a cui era giunta la Cassazione nell’ordinanza 23285/2010, che aveva escluso la regola del foro erariale (articolo 25 del Codice di procedura civile) per gli appelli contro i provvedimenti del giudice di pace in materia di sanzioni amministrative.

Né di applicare il precedente orientamento della stessa Corte, che aveva invece affermato la competenza del giudice distrettuale «per evidenti esigenze organizzative di concentrazione delle attività dell’avvocatura dello Stato» (Cassazione, ordinanza 17579/2007). Ma solo «di prendere atto del mutamento del contesto normativo».

Così il Tribunale di Aosta ha dichiarato la propria incompetenza per territorio il favore del Tribunale di Torino, dove ha sede l’Avvocatura dello Stato di quel distretto.

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