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Lotta all’evasione, la fotografia di un sistema ancora in attesa di…

L'Analisi|fisco

Lotta all’evasione, la fotografia di un sistema ancora in attesa di cambiare

I numeri parlano. I 19 miliardi di recupero da lotta all’evasione spiegano nella loro plasticità alcune caratteristiche tipiche e anche le deformazioni del nostro sistema tributario.

1)La compliance, o detto più semplicemente il versamento spontaneo, sta iniziando a dare i suoi risultati. Nel 2016 sono arrivati 500 milioni grazie alla strategia delle lettere, con cui i contribuenti sono stati invitati a mettersi in regola in anticipo rispetto ai tradizionali controlli. Sono stati quasi 600mila gli alert inviati (al netto di quelli sugli studi di settore) e il tasso di regolarizzazione è stato mediamente tra il 40-45 per cento. Quindi è uno strumento su cui continuare a puntare. Soprattutto perché dimostra che il Fisco dialogante può raccogliere di più rispetto a un Fisco che si pone solo in una prospettiva di verificatore ex post.

2) La voluntary ha contribuito in maniera sostanziosa ma rappresenta una distorsione del sistema: i record si raggiungono con operazioni una tantum. Gli incassi da rientro dei capitali «1.0» valgono poco più di un quinto del totale dei 19 miliardi. Ora la sfida vera sarà tradurre quella emersione in costante base imponibile dichiarata ogni anno e quindi fare in modo che chi ha usato il programma di emersione dichiari e paghi le imposte regolarmente nel nostro Paese anche in futuro.

3) Lo sforzo dell’Agenzia che ha dovuto chiudere quasi 345mila accertamenti in tempi strettissimi per la voluntary. Il 2016 è stato un anno ancora caratterizzato da un riassetto della macchina delle Entrate. Lo scossone impresso dalla sentenza 37/2015 della Corte costituzionale che ha messo definitivamente fuori gioco la pratica dei dirigenti incaricati (circa 800). La soluzione tampone è stata quella di passare per le Pot (posizioni organizzative temporanee), che dovevano scadere a fine 2016 ma sono state prorogate fino a tutto settembre 2017. Il problema restano i concorsi per dirigenti ancora bloccati dal fuoco incrociato dei ricorsi e su cui si aspetta una parola definitiva della giustizia amministrativa. Forse questo dovrebbe accelerare una riforma più complessiva del sistema delle Agenzie fiscali, magari nel solco tracciato dalle indicazioni dei rapporti Fmi e Ocse.

4) I record dei recuperi non cancellano il bollino Ue del Paese con la pressione fiscale ben oltre il 40%. Una percentuale poco attraente soprattutto se confrontata con i principali competitor «occidentali». Il ministro dell’Economia, Pier Carlo Padoan, nel presentare i risultati della lotta all’evasione ha sottolineato anche come ci sia stata con l’azione di Governo una riduzione delle imposte di 23 miliardi. Uno sforzo c’è stato e l’onda lunga si vedrà anche con il taglio Ires (dal 27,5% al 24%) operativo proprio dall’anno d’imposta 2017. Resta, però, la percezione di un prelievo fiscale ancora troppo a macchia di leopardo (tra quello erariale e quello locale) che continua a essere ancora troppo spostato sui redditi d’impresa, da lavoro dipendente e lavoro autonomo. Proprio qui si gioca il motore della crescita economica e la prospettiva di una ripresa più sostenuta della domanda interna e quindi dei consumi.Ma anche dell’attrazione di investitori esteri.

5)Dai dati presentati dall’amministrazione finanziaria all’appello manca la slide che forse contribuenti e imprese si aspettavano di leggere: quale quota del totale dei miliardi recuperati sarebbero potuti andare ad alimentare uno dei tanti fondi taglia-tasse messo nero su bianco dalle norme ma poi mai o scarsamente alimentati. Sarebbe un bel segnale dimostrare che questi impegni non restano solo su carta e che il recupero ottenuto da chi non dichiara e non versa le imposte dovute serve a premiare chi, invece, è sempre stato diligente . Un po’ come la parabola del canone Rai. Dove l’introduzione del meccanismo del sostituto d’imposta (nel caso specifico le aziende che erogano il servizio di energia elettrica) ha garantito incassi certi (2,1 miliardi) e maggiori rispetto al passato (500 milioni in più), che hanno consentito un percorso di riduzione del canone procapite.

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