Norme & Tributi

Il Fisco può aiutare la voglia di innovazione

l’analisi

Il Fisco può aiutare la voglia di innovazione

La crescita del 4,5% delle domande italiane di brevetti all'Epo (European patent office) registrata nel 2016 sono un segnale di forte dinamismo e di spinta all'innovazione da parte di imprese e start up italiane. Un patrimonio da fortificare e di cui tenere conto nella prospettiva di potenziare le misure sulla crescita. Il solco è stato scavato con le leggi di stabilità e di bilancio degli ultimi anni. Sono soprattutto due gli assi portanti che possono agire sotto il profilo fiscale sulla leva dell'innovazione. Da un lato, il patent box ossia la detassazione dei redditi prodotti da marchi, brevetti, know how e tutti quelli che in gergo tecnico si chiamano “intangibili”. Dall'altro, il credito d'imposta, ricerca e sviluppo su cui la manovra 2017 ha effettuato un deciso restyling potenziandone e semplificandone il meccanismo.

La partita sui marchi
Sul patent box, però, si gioca una partita delicata. L'agenzia delle Entrate, dopo una fase di rodaggio e dopo la definizione di alcuni casi-tipo, sta chiudendo la fase dei ruling, ossia degli accordi con i contribuenti che apre le porte all'agevolazione fiscale. Il primo anno ha fatto segnare un boom di istanze (circa 4.500) a fronte di un tempo piuttosto ristretto concesso dalle tempistiche con cui sono arrivati i provvedimenti attuativi. Un chiaro indicatore della risposta all'esigenza di un fisco che si faccia sempre più motore dell'innovazione e dello sviluppo. Ora però quell'esigenza ha bisogna di certezze.

A cominciare dagli investimenti già fatti. Il punto interrogativo è rappresentato dalle raccomandazioni Ocse che vorrebbero far uscire i marchi dal perimetro dell'agevolazioni. Per ora il nostro Paese sta resistendo. Vedremo cosa succederà nei prossimi mesi. Ma è chiaro che anche su questo punto si gioca la credibilità di spingere fino in fondo la voglia di innovazione che le imprese stanno manifestando.

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