Norme & Tributi

Donne lavoratrici: ecco tutti gli incentivi «rosa»

dopo l’8 marzo

Donne lavoratrici: ecco tutti gli incentivi «rosa»

«Siamo donne, oltre alle gambe c’è di più», cantavano nel 1991 Jo Squillo e Sabrina Salerno. E, in effetti, c’è davvero di più: ci sono pannolini da cambiare, carriere da consolidare, case da tenere in ordine, imprese da creare, cene da preparare, figli da allattare. Non sarebbe semplice nemmeno per Wonder Woman. Ecco perché, ciclicamente, i governi mettono in campo alcune forme di aiuto per le “quote rosa”.

Le imprenditrici

Alle donne che vogliano creare nuove imprese sono destinate le agevolazioni regolate con il decreto dei ministeri dello Sviluppo economico e dell’Economia dell’8 luglio 2015 n. 140, che fissa i criteri e le modalità di concessione degli incentivi a tasso zero dedicati alle neo imprenditrici. Si tratta di agevolazioni che puntano a sostenere, in tutta Italia, la nascita e lo sviluppo di micro e piccole imprese a prevalente o totale partecipazione giovanile o femminile: finanziamenti senza interessi, per progetti di investimento fino a 1,5 milioni di euro. Le agevolazioni consistono in un finanziamento a tasso zero della durata massima di 8 anni, che può coprire fino al 75% delle spese totali.I progetti possono riguardare la produzione di beni nei settori dell’industria, dell’artigianato e della trasformazione dei prodotti agricoli o servizi, in tutti i settori, compresi il commercio e il turismo. Le domande possono essere inviate attraverso il sito di Invitalia.

Le future mamme

La legge di bilancio ha istituito un premio per le nascite o per le adozioni: si tratta di un assegno di 800 euro che può essere richiesto dal settimo mese di gravidanza dalle donne che stanno per diventare madri. La cifra può essere spesa per qualsiasi esigenza, viene concessa in un’unica soluzione dall’Inps e non concorre alla formazione del reddito complessivo. Con la circolare n. 39 l’Inps ha specificato i requisiti generali della futura madre, e i termini di presentazione della domanda e della documentazione.

Le mamme che allattano

Il tweet del ministro Madia

Dopo la denuncia lanciata via Twitter dal ministro Ministro per la Pa e la semplificazione, Marianna Madia, è arrivata in Gazzetta Ufficiale la direttiva 3 febbraio 2017 che impone alle pubbliche amministrazioni e ai dipendenti pubblici di non ostacolare l’allattamento delle madri lavoratrici della Pa. Il ministro aveva sollecitato la direttiva dopo che una donna aveva segnalato su Facebook di essere stata allontanata da un ufficio postale solo perché stava allattando suo figlio di appena tre mesi. Nel provvedimento si ricorda anche che
la direttiva 2006/141/CE della Commissione del 22 dicembre 2006 richiama il principio della promozione e della protezione dell’allattamento al seno e la necessità di non scoraggiare la pratica.

Voucher per baby sitter e nido

Per aiutare le donne che vogliono tornare al lavoro dopo la maternità è stato introdotto dal 2013 il voucher mensile di 600 euro spendibile per l’acquisto di servizi di baby sitting, o per il pagamento della retta del nido, per un massimo di sei mesi. Il beneficio viene concesso alle donne che al termine del congedo di maternità ed entro gli undici mesi successivi, rinunciano al congedo parentale per tornare al lavoro. Dal 2016 il voucher è concesso anche alle lavoratrici autonome.

Decreto zero-sei
A breve potrebbe vedere la luce anche il decreto zero-sei che introduce la possibilità per imprese pubbliche e private di erogare in favore dei propri dipendenti con figli in età prescolare assegni da 150 euro mensili, senza alcun tipo di tassazione. Qualora l’impresa scelga volontariamente di erogare un contributo maggiore, la differenza sarà invece tassata.

Bonus bebè
Per le famiglie con Isee non superiore ai 25.000 euro annui è ancora attivo anche il bonus bebè concesso dall’Inps: si tratta di un assegno annuale di 960 euro (80 euro al mese per 12 mesi), nel caso in cui il valore dell’Isee non sia superiore a 25.000 euro annui; 1.920 euro (160 euro al mese per 12 mesi), nel caso in cui il valore dell’Isee non sia superiore a 7.000 euro annui.


© Riproduzione riservata