Norme & Tributi

Il licenziamento per giusta causa va sostenuto da mix tra fatto e diritto

LAVORO

Il licenziamento per giusta causa va sostenuto da mix tra fatto e diritto

E' considerato illegittimo il licenziamento del dipendente di banca che abbia agito senza l'autorizzazione del direttore della filiale in merito a una vicenda non particolarmente grave. Lo ha stabilito la Cassazione.
La giusta causa di licenziamento - si legge nella sentenza 6985 depositata ieri - è una nozione di legge inscritta in un contesto di elementi normativi e clausole generali come la correttezza, l'obbligo di fedeltà, la lealtà, la buona fede, appunto. Si tratta di contenuti elastici e indeterminati, che si giocano sullo sfondo di una “spirale ermeneutica tra fatto e diritto”: sta al giudice pervenire alla soluzione più conforme al diritto, oltre che alla più ragionevole e alla più consona.

La valutazione dei fatti che costituiscono giusta causa di licenziamento sono sindacabili nel giudizio di legittimità soltanto a condizione che la contestazione non si limiti ad una censura generica e contrappositiva, ma contenga una specifica denuncia di incoerenza rispetto agli standard conformi ai valori dell'ordinamento esistenti nella realtà sociale.
Per questo motivo la Cassazione ha respinto il ricorso della banca, che aveva giustificato il licenziamento lamentando “grave negazione degli elementi del rapporto di lavoro” e del vincolo fiduciario che intercorreva tra l'uomo e l'istituto per cui lavorava. L'uomo, licenziato per aver utilizzato un conto inattivo all'insaputa del direttore della filiale, era poi stato “assolto” dalla Corte di appello di Firenze, che ne aveva disposto il reintegro imponendo, a titolo di risarcimento del danno, una indennità di 2597 euro mensili.
Le censure rivolte alla sentenza della Corte di merito - stigmatizza la Cassazione - non appaiono fondate, poiché non descrivono in modo circostanziato gli standard da cui il Collegio si sarebbe per l'appunto discostato.
Quanto al “controllo di legittimità” sulla esistenza e sulla coerenza del percorso motivazionale, i giudici danno atto alla Corte territoriale di aver proposto argomentazioni logico giuridiche del tutto congrue e confacenti agli standard e di aver effettuato una equa valutazione della sanzione.
Per questo la Cassazione respinge il ricorso principale proposto dalla banca, così come quello incidentale presentato dal dipendente della filiale relativo al regolamento delle spese.

© Riproduzione riservata