Norme & Tributi

Lotta alla corruzione: «Nuove norme più incisive e un patto…

Convegno alla Cattolica di Milano

Lotta alla corruzione: «Nuove norme più incisive e un patto sociale per il monitoraggio della Pa»

Per riaffermare la legalità nel settore pubblico e privato, per prevenire la corruzione e garantire la trasparenza della Pa è necessario portare a compimento un cammino culturale e giuridico iniziato 25 anni fa ma più volte interrotto. La legge Severino e il nuovo Codice degli appalti, in questo contesto, rappresentano solo una tappa, certo non l'approdo a una vera strategia di contrasto al fenomeno corruttivo. Se ne è parlato ieri all'Università Cattolica di Milano, in un tavolo di giuristi e di rappresentanti delle Authority, mettendo a fuoco quello che ancora oggi – testimoni i grandi scandali mediatici in corso - servirebbe per una terapia robusta verso un vero e proprio atteggiamento culturale.
L'inadeguatezza del sistema, secondo Aldo Trevi, emerge in alcune norme apparentemente secondarie del Codice degli appalti, come quella (articolo 108) che non sanziona le false dichiarazioni del concorrente vincitore con la risoluzione obbligatoria (ma solo discrezionale) del contratto. Anche la giurisprudenza ha un suo ruolo nel tollerare la scarsa etica dei comportamenti degli attori, se è vero che il pur efficiente tribunale di Milano ritiene che la violazione del patto di legalità sottoscritto con le istituzioni «non incide sul diritto dell'impresa a conseguire il risultato del contratto» ha aggiunto Trevi.
La vicenda più emblematica di un vero “malessere” delle amministrazioni pubbliche riguarda però un contenzioso recente davanti al Tar Lombardia, ha ricordato il docente, che opponeva due funzionari di una ex Asl. Alla richiesta di recuperare il regolamento delle sanzioni interne - visto che non risultavano mai incassati i relativi importi - il responsabile dell'ufficio si era rifiutato opponendo “difficoltà di ricerca del documento”. Da lì una singolar tenzone giudiziaria terminata, si fa per dire, con una sentenza di incompetenza giurisdizionale del Tar. «Vicenda sconcertante – ha detto Trevi – soprattutto per l'inerzia di tutta la struttura dirigenziale dell'ente di fronte a un tale paradosso. Qualcosa non funziona».
Quanto alle proposte normative, è urgente intervenire «nell'ambito dei facilitatori, cioè gli intermediari: serve una legge sulle lobby, differenziando il lecito dall'illecito». Anche sul versante penale, ha detto Gabrio Forti, bisognerebbe recuperare le “proposte di Cernobbio del 1992, all'epoca di Manipulite, aprendo alla causa di non punibilità per chi denuncia il patto corruttivo entro 90 giorni, visto che la soluzione scelta dalla Severino (attenuante ad effetto speciale) non è risultata adeguata allo scopo”.
Resta la considerazione, ha aggiunto Nicoletta Parisi dell'Anac, che dalla corruzione sistemica si esce solo con un lungo processo culturale e civico, che passa dalla responsabilizzazione del cittadino quale titolare del “controllo diffuso” sugli atti della Pa: «La trasparenza dell'azione amministrativa e il definitivo riconoscimento del whistelblowing sono strumenti ormai indispensabili».

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