Norme & Tributi

La lunga attesa per far partire le domande

IL FOCUS

La lunga attesa per far partire le domande

La partita per l’attuazione del “pacchetto pensioni” 2017 è entrata in zona Cesarini e, a questo punto, è bene che chi ha la palla provi almeno a metterla direttamente in rete.

Perché altrimenti l’obiettivo del debutto dell’Ape il 1° maggio diventerà un miraggio, mentre avanzeranno come treni altre misure assai meno innovative ma di sicuro appeal come l’ottava salvaguardia o l’aumento delle 14esime.

Questa settimana i tecnici di palazzo Chigi e del ministero del Lavoro impegnati nel complesso dossier vedranno i sindacati in due momenti. Il primo è oggi per un confronto sui testi quasi definitivi dei decreti del presidente del Consiglio (Dpcm) con le regole operative per l’Ape volontaria e aziendale, l’Ape sociale e i nuovi requisiti per l’anticipo pensionistico dei lavoratori precoci. Si tratta di testi condivisi con il ministero dell’Economia e che, una volta chiusi, dovranno superare il vaglio del Consiglio di Stato e della Corte dei conti. Dunque, nel migliore dei casi, potrebbero arrivare in Gazzetta Ufficiale entro la seconda metà di aprile, a un passo dalla scadenza prevista per il via alle domande di Anticipo finanziario a garanzia pensionistica (l’Ape volontaria, appunto) oppure per l’indennità fino alla maturazione dei requisiti pensionistici per i disoccupati senior o i lavoratori in condizioni di difficoltà (l’Ape sociale).

L’altro appuntamento con i sindacati è giovedì 23 marzo, quando si dovrebbe parlare di governance Inps e “fase 2”, ovvero delle misure fissate nel verbale d’intesa dell’autunno scorso tra cui spicca l’ipotesi di una pensione contributiva di garanzia per fasce di reddito e anni di contribuzione, a carico della fiscalità generale, collegata a un eventuale taglio del cuneo agendo sui contributi previdenziali. Ora è chiaro che se la “fase 1” partisse in ritardo o con qualche défaillance parlare di “fase 2” diventerebbe quanto meno inopportuno.

Le incognite da superare sono ancora notevoli e la prima di tutte sta nel costo del rimborso ventennale dell’Ape volontaria. Una volta chiuso il Dpcm bisogna fare le convenzioni con Abi e Ania, nelle quali dovranno essere fissate le condizioni finanziarie dell’anticipo, e la convenzione Inps–Mef sul Fondo di garanzia da 70 milioni sugli eventuali mancati rimborsi degli “apisti” diventati pensionati. L’obiettivo dichiarato è di fare queste intese senza utilizzare i trenta giorni previsti dopo il varo del Dpcm. Anche perché, nel frattempo, le condizioni di mercato sono cambiate: il rendimento del Btp a 10 anni è salito di quasi trenta punti negli ultimi quattro mesi e in questo contesto rispettare l’obiettivo di un Tan al 2,5% contenuto nelle slides di ottobre del vecchio Governo diventa più sfidante, soprattutto se saranno un certo numero del banche che aderiranno all’operazione.

Partire bene con l’Ape sociale, che non prevede costi di rimborso per i beneficiari, è invece importante per un’altra ragione: le risorse messe in campo sul 2017 sono 300 milioni ed è previsto un meccanismo di monitoraggio e chiusura delle domande all’esaurimento della loro copertura finanziaria. Il Dpcm definirà come tradurre in pratica questo meccanismo a rubinetto e dunque il giorno di avvio non è secondario.

Per la riduzione a 41 anni del requisito di anzianità contributiva o l’eliminazione della penalizzazione sui pensionamenti prima dei 62 anni per i precoci (lavoratori che hanno almeno 12 mesi di versamenti effettuati prima dei 19 anni) non dovrebbero esserci problemi applicativi: sono norme finanziate con 360 milioni il primo anno e dovrebbero dischiudere la via per la pensione fino a 25mila lavoratori. Mentre per la nuova semplificazione sull’uscita anticipata degli usuranti già si sa che scatterà l’anno prossimo (quest’anno vale solo la cancellazione delle “finestre mobili “ e del meccanismo di adeguamento automatico legato alla speranza di vita), e si sa pure che una qualche difficoltà applicativa si sta incontrando sul cumulo gratuito esteso alle Casse privatizzate.

Come tanti interventi previdenziali degli ultimi anni ci hanno insegnato, la fase di implementazione è sempre più complessa di quella legislativa. Il successo o l’insuccesso di una misura si gioca qui (vedi il Tfr in busta paga o il part time agevolato). Per questo rispettare un cronoprogramma rigoroso diventa indispensabile. Anche per non sfidare la malasorte che, in questi ambiti di policy, è sempre in agguato.

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