Norme & Tributi

Leonardi: dai tagli al cuneo 50-60mila posti in più per i giovani

l’intervista

Leonardi: dai tagli al cuneo 50-60mila posti in più per i giovani

Marco Leonardi
Marco Leonardi

L’intervento sul cuneo fiscale «interesserà i giovani e i nuovi contratti a tempo indeterminato» e dovrà essere letto «come misura di cerniera con l’avvio dell’Ape social e dei pensionamenti anticipati per i lavoratori precoci social». Un intervento a basso impatto sui saldi di finanza pubblica e «con l’obiettivo minimo di garantire un buon turn over su un mercato che dovrà fare i conti con l’invecchiamento della popolazione». A tracciare il profilo del nuovo intervento sul cuneo fiscale che entrerà nella legge di Bilancio è Marco Leonardi, l’economista che guida a palazzo Chigi la task force istituita da Matteo Renzi e confermata da Paolo Gentiloni.

Professore, il target del nuovo sgravio è dunque definito...
Non potevamo che partire dai giovani non fosse altro per un problema demografico. La popolazione sta invecchiando, e anche piuttosto velocemente: nel 2030 il 27,1% degli italiani sarà sopra i 65 anni, oggi sono il 22%, mentre la quota dei giovani tra i 25 e i 44 anni scenderà dal 26% al 22,3 per cento. Bisogna perciò garantire ingressi agevolati strutturalmente in un mercato che sta premiando la fascia tra i 50 e 64 anni, il cui tasso di occupazione si è allineato alle medie europee con il 59,1%, dato febbraio 2017.

In questo momento dell’anno è difficile fare cifre ma da dove partirete?
Diciamo che stiamo ragionando su un target di giovani fino a 32-35 anni che avranno in dote una decontribuzione più o meno piena, stile Jobs act, della durata di tre anni per il primo contratto stabile. Altro elemento forte è che la dote sarà “portabile”, cioè seguirà il lavoratore in caso di carriera inizialmente discontinua. Il vantaggio che immaginiamo è questo: il trentenne che ha ancora la dote contributiva da spender sarà più appetibile per chi lo assume. Non vogliamo cannibalizzare però l’apprendistato e, in questo senso, si sta riflettendo sull’opportunità di far rientrare anche questo rapporto contrattuale a causa mista nelle tipologie negoziali incentivate.

Lei ha parlato di turn over generazionale, a che flussi pensate?
Con l’Ape social, che posso confermare partirà il 1° maggio, e le semplificazioni per i precoci pensiamo di garantire 50-60mila uscite l’anno per il prossimo biennio, diciamo che con il nuovo taglio al cuneo per i giovani che ho descritto dovremmo avere come minimo altrettante entrate aggiuntive o anche di più speriamo.

E le coperture?
In questa fase è prematuro parlare di cifre. Diciamo che potremmo partire da 1 miliardo per arrivare a 3-4 miliardi strutturali. Ma da qui al varo della legge di Bilancio c’è ancora molto tempo. E la dote per il primo impiego dovrà comunque essere compatibile anche con altre misure in vigore come lo sgravio per chi assume studenti dopo aver svolto periodo di alternanza con il lavoro, che partirà nei prossimi giorni.

Sull’Ape (anticipo pensionistico) l’attesa è altissima. A che punto siete?
I decreti legge sono pronti e andranno all’istruttoria del Consiglio di Stato. Le domande all’Inps si potranno fare dal 1° maggio al 30 giugno per entrare nella prima graduatoria utile e che si chiuderà a settembre. Per il 2018 la finestra per le domande sarà dal 1° gennaio al 31 marzo. Ricordiamo che il meccanismo di monitoraggio sulle risorse per questa indennità-ponte fino alla pensione di categorie di lavoratori disagiati è di 300 milioni quest’anno, 609 l’anno prossimo e 647 per il 2019. Si tratta di un misura, ci tengo a dirlo, dal carattere nettamente redistributivo.

E l’Ape di mercato?
Serve ancora un po’ di tempo per mettere a punto dettagli importanti come il funzionamento del modulo online per la certificazione Inps e la chiusura degli accordi quadro con banche e assicurazione. Inps e istituti di credito dovranno dialogare sui dati dei lavoratori e ogni aspetto funzionale dovrà essere messo a punto perfettamente. Ma ci siamo e sono convinto che questo strumento incontrerà consensi. Permetterà di ottenere un prestito garantito fino a 3 anni e sette mesi anche a chi scegliesse di trasformare il suo contratto in un part-time o in altre forme flessibili. Le imprese, poi, potranno annullare l’incidenza della rata di rimborso con accordi individuali o collettivi di finanziamento sul prestito garantito. Inoltre il tasso che verrà riconosciuto, un Tan attorno al 2,75% fisso sarà tra i più vantaggiosi e molto più basso rispetto a quelli praticati, per esempio, per la cessione del quinto dello stipendio o della pensione.

L’ultima domanda, professore, è sui voucher. Che soluzione adotterete una volta convertito il decreto legge?
Aspettiamo il pronunciamento della Cassazione prima di prendere qualunque decisione. È chiaro che c’è l’esigenza di offrire alle imprese un contratto semplice.

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