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È indeducibile la cessione a zero del calciatore

Ctp Milano

È indeducibile la cessione a zero del calciatore

Entrate 1 - contribuente 0. Questo il verdetto della partita giocata sul campo della Ctp Milano, che ha visto coinvolta una società di calcio sul tema della deducibilità delle minusvalenze da cessione calciatori.

L’accertamento in questione è relativo a una vendita a “prezzo zero” di alcuni contratti di prestazione sportiva, aventi a oggetto «diritti alle prestazioni sportive dei calciatori», considerate non realizzate e pertanto indeducibili.

Secondo la ricorrente, l’oggetto dei contratti (cessione dei calciatori) è costituito dal rapporto di lavoro dipendente, intrattenuto da un’atleta con una società sportiva. Secondo l’Ufficio invece, la fattispecie va configurata ai sensi dell’articolo 66 Tuir (vigente all’epoca, oggi articolo 101), secondo il quale non risultano deducibili le minusvalenze derivanti da cessioni a titolo gratuito dei beni, a meno che non siano realizzate mediante cessione a titolo oneroso.

Esaminati i contratti e risultando evidente l’esistenza di cessioni gratuite, le minusvalenze avrebbero dovuto essere rilevate civilisticamente in bilancio, per poi essere riprese a tassazione.

Con sentenza n. 2541, depositata lo scorso 29 marzo, i giudici milanesi considerano l’operazione cessione di bene immateriale pluriennale e, come tale, suscettibile di generare plus o minusvalenza all’atto della vendita. «Per quanto atipico – si legge nella sentenza – il diritto all’utilizzo della prestazione sportiva può assimilarsi a un bene immateriale strumentale, il cui relativo costo, manifestando benefici economici lungo un arco temporale di più esercizi, va considerato quale immobilizzazione immateriale, seguendone l’ammortamento» ai sensi di legge.

Aspetti tecnici

Ancorché la sentenza non richiami la prassi di riferimento, la configurazione della cessione del calciatore come «cessione di bene immateriale» pare ormai consolidata. In termini giuridici, la cessione del calciatore viene configurata come «cessione di diritti». Pertanto, laddove ne abbia utilità pluriennale, l’acquisto di un calciatore viene considerato alla stregua di un nuovo bene immateriale ammortizzabile, ai sensi dell’articolo 68, comma 2 Tuir (oggi articolo 103, comma 2), che prevede tra gli intangibles anche i «diritti di concessione ed altri diritti iscritti all’attivo di bilancio».

Così è definita la fattispecie nella risoluzione 213/E del 2001, secondo cui l’importo pagato per l’acquisto di un calciatore rappresenta il corrispettivo dovuto per acquisire il diritto alla prestazione esclusiva dell’atleta. Di recente si è espresso il Consiglio di Stato, con il parere 5285/2012, secondo cui «ciò che viene concretamente ceduto è il diritto all’utilizzo esclusivo della prestazione dell’atleta verso corrispettivo: diritto integrante bene immateriale strumentale».

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