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Cittadino gay extra-Ue, diritto alla protezione internazionale

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Cittadino gay extra-Ue, diritto alla protezione internazionale

(Marka)
(Marka)

Ha diritto alla protezione internazionale il cittadino pakistano omosessuale, perché nel suo paese il suo orientamento sessuale è considerato un crimine punibile. Questo il principio espresso dalla Corte di cassazione con ordinanza numero 9946 depositata il 19 aprile 2017 in tema di sulla protezione internazionale.

La vicenda trae origine da una cittadino pakistano che ha presentato ricorso contro una sentenza del marzo 2016 della Corte di appello di Cagliari che respingeva la domanda di riconoscimento della protezione internazionale, nonostante l'uomo si dichiarasse gay.

Esserlo in Pakistan significa esporsi a una condizione di persecuzione e al rischio di una ingiusta detenzione. Il Pakistan ha una delle leggi più dure e allo stesso tempo permissive di tutto il mondo islamico, prevedendo una facile applicazione della pena di morte anche sulla base di semplici testimonianze, senza prove.

Il ricorrente inoltre lamentava l'ingiustizia della disposta revoca dell'ammissione al gratuito patrocinio per effetto della pronuncia di inammissibilità dell'appello.

La Cassazione ha dato ragione al ricorrente ricordando l'ordinanza 15981/2012 in cui si dava ragione alle tesi sostenute dal ricorrente. Precisa inoltre che, ovviamente, per evitare dichiarazioni di opportunità, devono essere acquisite le prove, necessarie al fine di acclamare la circostanza dell'omosessualità del richiedente, l'effettiva condizione dei cittadini omosessuali nella società del Paese di provenienza e lo stato della relativa legislazione.

Quindi ricorso accolto.

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