Norme & Tributi

Per il 71% dei dipendenti italiani la corruzione è un fenomeno diffuso

INDAGINE «EY»

Per il 71% dei dipendenti italiani la corruzione è un fenomeno diffuso

Per il 71% dei lavoratori italiani la corruzione è un fenomeno ancora molto diffuso nel proprio Paese, per certi versi addirittura giustificabile da una parte significativa della generazione fra i 25 e i 34 anni se serve a salvaguardare il business.
A dirlo è la Fraud Survey di EY, indagine in materia di frodi realizzata intervistando 4.100 dipendenti (da impiegati fino a top manager) di 41 Paesi fra Europa, India, Africa e Medio Oriente (Emeia) dall’azienda ai vertici mondiali nei servizi professionali di revisione e organizzazione contabile, assistenza fiscale e legale, transaction e consulenza.

La ricerca di EY parte dal fatto che le imprese attive sui mercati globali incontrano sempre più difficoltà nel raggiungere i propri obiettivi a causa di una crescita rallentata nei Paesi emergenti e di un contesto socioeconomico globale incerto. Su questo fronte, il 69% degli intervistati italiani evidenzia che la crescita effettiva è più lenta di quella prevista; dato che si conferma nei paesi emergenti con il 63% degli intervistati e con punte più elevate del 90% in Oman, 85% in Ucraina and 84% in Nigeria. In tale contesto non stupisce, quindi, che il 71% degli intervistati italiani ritenga la corruzione un fenomeno ancora molto diffuso nel proprio Paese, percentuale che scende al 51% a livello Emeia.

Come detto, piuttosto “duttili” si dimostrano sul tema i dipendenti della cosiddetta “Generazione Y” (tra i 25 e i 34 anni di età), costituente il 32% degli intervistati, i quali dimostrano un atteggiamento più disinteressato nei confronti di un possibile comportamento non etico. Il 73% giustifica tale comportamento in quanto finalizzato a salvaguardare il business, rispetto al 49% degli intervistati di età tra i 45 e i 54 anni (Generazione X). Inoltre, il 68% degli intervistati, appartenenti alla Generazione Y, crede che i propri dirigenti potrebbero adottare comportamenti non etici al fine di salvaguardare il business, e il 25% di questa fascia di età sarebbe disposto a offrire tangenti in cambio di ottenere o consolidare affari. Stessa faccia della medaglia, la Generazione Y mostra anche una sfiducia crescente nell’etica dei propri colleghi: il 49% di essi crede che i propri colleghi siano disposti ad agire in modo non etico per migliorare la propria crescita lavorativa e la propria carriera (di questa idea è il 40% di soggetti, che ricoprono tutte le fasce di età).

Per quanto concerne più strettamente l’Italia, peraltro, i dati relativi al livello di corruzione sono in miglioramento. Secondo Fabrizio Santaloia – National Leader EY per il Fraud Investigation & Dispute Services (Fids) - «l’Italia è al sessantesimo posto al mondo nella classifica del Rapporto sulla corruzione, pubblicato da Transparency International. Con un punteggio di 47 su 100, dove 0 corrisponde a “molto corrotto” e 100 “per nulla corrotto”, il nostro Paese segna un miglioramento nel 2016 rispetto al 2015 (44 punti; sessantunesimo posto) con riferimento alla corruzione, probabilmente dettato anche da uno sguardo più ottimista sull’Italia da parte di Istituzioni e investitori, ma è inutile precisare che l'obiettivo è ancora lontano. Dal 2012, anno in cui è entrata in vigore la legge anticorruzione, ad oggi - ha sottolineato Santaloia - l’Italia ha fatto comunque grandi passi in avanti nella lotta contro tale fenomeno, dimostrato anche dal fatto che ha riconquistato ben 12 posizioni nel ranking mondiale (avanzando dal settantaduesimo al sessantesimo posto)».

Ancora a livello di Paesi Emeia, nonostante i sistemi anonimi di denuncia, (whistleblowing) siano ormai considerati una parte importante della compliance aziendale, solo il 21% degli intervistati si è detto poi a conoscenza che tale canale è disponibile nella propria società, mentre il 73% preferirebbe fornire informazioni direttamente ad un ente esterno, come un’istituzione governativa o un ente regolatore. Inoltre, il 52% degli intervistati riferisce di essere preoccupato per il verificarsi di episodi di cattiva condotta all’interno delle proprie realtà aziendali. Di questi intervistati, il 48% avverte la pressione di non denunciare informazioni di cui sia venuto a conoscenza, il 56% è propenso a non riferire alcuna informazione in tal senso.

Sul fronte, infine, della prevenzione aziendale rispetto alle minacce provenienti dall’interno, dall'indagine emerge che la maggioranza degli intervistati (75%) ritiene l’utilizzo della tecnologia lo strumento più efficace per prevenire o contrastare comportamenti non etici, mentre sale all’89% il numero di chi ritiene che il controllo di dati, come, ad esempio, profili di messaggistica istantanea, costituirebbe una violazione della privacy. Su quest’ultimo fronte, quando è stato loro domandato se fossero a favore di una raccolta ed analisi costante delle informazioni estratte da loro caselle di posta, telefoni, sistemi di sicurezza o registri pubblici, gli intervistati dell'Europa dell'Ovest (42%) e dell'Est (49%) sono risultati meno favorevoli rispetto a quelli di India (87%) ed Africa (80%).

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