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Regalare a un pubblico ufficiale una banconota per il caffè non è…

CASSAZIONE

Regalare a un pubblico ufficiale una banconota per il caffè non è reato

Mettere nelle mani di un pubblico ufficiale una banconota, invitandolo a prendersi un caffè, non costituisce induzione alla corruzione ma
rientra nelle normali relazioni di cortesia. Parola della Cassazione che, con la sentenza 19319 depositata il 21 aprile 2017, ha preso in esame il caso del responsabile di una ditta di soccorso stradale incaricato dalla Questura di rimuovere alcuni veicoli «di provenienza furtiva».

Ultimate le pratiche burocratiche presso la sua ditta, l’uomo aveva invitato gli agenti di polizia a prendere un caffè al bar, elargendo a uno di loro una banconota da 50 euro. Alla reazione stizzita dell’agente, l'imputato aveva reagito riponendo in tasca il denaro e scusandosi per l'accaduto.

Un modo maldestro di manifestare la propria gratitudine agli agenti: così è stato bollato il gesto dal Giudice dell’udienza preliminare che, esaminando la condotta alla luce del primo comma dell'articolo 322 del Codice penale (“Istigazione alla corruzione”), ha ritenuto il fatto non punibile per particolare tenuità. Lo stesso giudice aveva contestualmente rilevato che tale condotta non avrebbe procurato al’'imputato alcun vantaggio, dal momento che le regole della Polizia stradale per il recupero dei mezzi su strada prevedono una rigida turnazione tra ditte.

Nella sentenza la Cassazione rileva la mancanza di linearità del percorso motivazionale intrapreso dal Gup che, partito da una condotta di mera gratitudine, ha poi finito col qualificare l'azione in forma induttiva, sempre nel solco dell’articolo 322.

In un lungo excursus normativo si ricostruisce la genesi dell'articolo 322 del Codice penale, nato con l’obiettivo di proteggere il retto funzionamento ed il prestigio della Pa contro il pericolo di iniziative unilaterali che, in quanto finalizzate alla conclusione di un pactum sceleris, possono rappresentare un grave turbamento della funzione pubblica, o della concreta attività della Pa. Non è il caso della vicenda presa in esame. Qui, infatti, si legge nella sentenza «il vizio motivazionale appare irrilevante, in quanto per entrambe le forme delittuose prefigurate, si deve pervenire ad un annullamento senza rinvio della sentenza impugnata». Tanto un presunto sollecito rivolto all'agente, quanto un gesto di mera gratitudine, depongono per la piena inoffensività dell’imputato.

Più volte, tra l’altro - ricordano i precedenti giurisprudenziali - lo stesso legislatore ha previsto eccezioni per i doni di modico valore; in questo caso, a maggior ragione, deve ritenersi priva di offensività la condotta del privato che manifesti con doni di modesta entità il proprio apprezzamento per l'attività svolta dal pubblico agente. E questa conclusione non è adombrata neanche dalla disciplina restrittiva per i dipendenti dell'Interno, che vieta di accettare regali in denaro di qualsiasi importo. Il regolamento infatti è stato adottato nell'agosto del 2016 ed è quindi successivo al caso preso in esame.

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