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Salvaguardia «batte» Ape social

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Salvaguardia «batte» Ape social

Per 7.674 esodati che hanno chiesto di accedere all’ottava salvaguardia varata dal Governo Renzi la buona notizia è arrivata: la loro domanda è stata accettata. Lo certifica il primo monitoraggio Inps pubblicato ieri, con buona pace degli ex lavoratori che aspirano all’Ape social, i quali ancora aspettano i regolamenti per l’ammortizzatore sperimentale che, nel biennio 2017-2018, dovrebbe consentire un anticipo assistenziale in attesa della pensione.

I criteri da rispettare per concorrere all’ennesima edizione delle salvaguardie erano stati fissati in una circolare Inps di fine gennaio, le domande andavano presentate entro il 2 marzo. I posti in palio fissati per legge erano 30.700, le domande arrivate 31.852: accettate 7.674, respinte 7.902, giacenti (ovvero ancora al vaglio) 16.276.

Le categorie

Il maggior numero di domande sono state presentate da lavoratori in mobilità o in trattamento speciale edile (con cessazione di contratto entro fine 2014 e maturazione dei requisiti pre-Fornero entro la fine dell’ammortizzatore sociale): 14.380 le domande presentate e 2.072 quelle già accolte. Al secondo posto chi aveva un’autorizzazione alla prosecuzione volontaria della contribuzione prima della riforma del 2011 e che avrebbe avuto una pensione a decorrere tra il 2018 e il 2019: sono 6.138 le domande presentate e 2.768 le accolte. A seguire le altre categorie: chi ha cessato un contratto entro o dopo il giugno 2012, chi in congedo per assistere un disabile e la cui pensione scatta nel 2019, chi aveva un contratto a tempo determinato o in somministrazione con contratto a tempo determinato (esclusi gli agricoli e gli stagionali) cessato tra il 1° gennaio 2007 e il 31 dicembre 2011 con decorrenza della pensione dal 2018.

La crescita delle platee coperte dalle salvaguardie è stata costante dal 2011. Basti segnalare un caso per tutti: chi era in contribuzione volontaria, ovvero disponendo di un reddito sufficiente pur senza un lavoro ha continuato a versare i contributi all’Inps. Il termine entro cui doveva scattare la decorrenza della pensione di questi soggetti è stato posticipato ben quattro volte: nel 2012, nel 2014, nel 2015 e nel 2016. E nel frattempo è stato loro riconosciuto il diritto all’esodo anche in caso di rioccupazione a tempo determinato. Una tecnica legislativa che ha cambiato di volta in volta il valore facciale dei soggetti beneficiari e che è stata stigmatizzata in diverse occasioni dall’Inps e, l’anno scorso, anche dall’Ufficio parlamentare di Bilancio in un’analisi pubblicata in febbraio e che il vecchio Governo non ha tenuto in alcun conto.

Regole e costi dell’Ape

Abissale la disparità di trattamento tra questi nuovi esodati e gli aspiranti apisti sociali. Se per questi ultimi l’anticipo pensionistico può arrivare solo con 63 anni compiuti e si è disoccupati ma con almeno 30 anni di contributi (36 se precoci), tra i neo-salvaguardati c’è invece qualche donna che andrà in pensione senza aver superato i 60 anni di età. Non solo. Se l’Ape social non potrà comunque superare i 1.500 euro lordi al mese, la pensione dell’esodato potrà essere ben maggiore, a seconda del profilo contributivo.

Vale la pena ricordare il costo dell’ottava salvaguardia: innesca una maggiore spesa pensionistica per 442 milioni nel biennio 2017-2018, e si sale a 1,880 miliardi cumulati nel 2023. A quell’altezza di tempo, come ha ricordato appena due giorni fa il presidente dell’Inps, Tito Boeri, in una lettera inviata alla Commissione Lavoro della Camera, la maggiore spesa pensionistica determinata dalle otto salvaguardie sarà attorno a un punto di Pil (16 miliardi) e avrà eroso oltre il 15% dei risparmi che erano stati previsti per la riforma del 2011 (88 miliardi nel decennio 2012-2021). Con l’ottava salvaguardia dovrebbe salire a 164.795 il numero di pensionamenti garantiti con i vecchi requisiti. Dalla tabella riepilogativa sulle salvaguardie precedenti (pubblicata ad agosto scorso) emergono 128.079 domande accolte (172.466 il limite massimo di domande accoglibili) e 54.509 domande non accolte. Le pensioni già liquidate ai lavoratori salvaguardati erano 106.616.

Per un confronto la sperimentazione dell’Ape social nel biennio 2017-2018 dovrebbe avere un costo cumulato di 1,927 miliardi (il calcolo è fino al 2023 nella relazione tecnica alla legge di Bilancio), una maggiore spesa assistenziale con cui verrebbe garantita un’indennità-ponte a 35mila ex lavoratori senior il primo anno e circa 43mila il secondo. Il Dpcm è al vaglio tecnico dopo i rilievi del Consiglio di Stato ma dovrebbe arrivare a giorni in Gazzetta Ufficiale, come ha annunciato ieri il ministro Giuliano Poletti al termine di un tavolo di confronto con i sindacati.

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