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La riforma del non profit di scena a Lucca

ANALISI

La riforma del non profit di scena a Lucca

(Marka)
(Marka)

Per un verso o per l'altro, la riforma del non profit sembra destinata a transitare sempre da Lucca. Tre anni fa fu lanciata nel capoluogo toscano da Matteo Renzi, con lo slogan “Il Terzo settore deve diventare il primo”. Ora torna nello stesso luogo da protagonista, nel giorno stesso in cui il Governo approva gli schemi dei decreti legislativi d'attuazione della legge n.106/16.
Il festival del volontariato, del quale è in corso la settima edizione, ha riservato un'accoglienza calorosa al sottosegretario al welfare Luigi Bobba, regista dell'iter riformatore. Più variegato il tono delle reazioni online e a mezzo comunicati stampa, come era ampiamente prevedibile data la vastità, varietà e complessità degli interventi previsti.
Di acquisito c'è un fatto: le linee generali dettate nella legge delega dello scorso anno sono ora tradotte, nero su bianco, in norme che danno concretamente il senso del cambiamento. Dall'associazionismo di volontariato all'impresa sociale, dall'inquadramento civilistico alla fiscalità e al social bonus le innovazioni sono profonde e avranno un forte impatto su tutta la galassia degli enti senza scopi di lucro. Sotto questo profilo chi, reso dubbioso dalla genericità dei princìpi della legge delega, si fosse immaginato una riforma gattopardesca che nella realtà non avrebbe cambiato poi tanto, si trova ora a fare i conti con un framework normativo ben più preciso e incisivo.
Ciò detto, è importante tenere presente che il tema della riforma del Terzo settore non si esaurisce qui. Il passaggio degli schemi di decreto legislativo in Consiglio dei ministri è, per quanto fondamentale, ancora e solo un passaggio. Prima di tutto perché, come prescrive l'ordinamento, si avvia ora l'esame delle commissioni parlamentari. In secondo luogo perché, su molte questioni spinose, anche il legislatore delegato rinvia le scelte finali a successivi decreti regolamentari (si veda, ad esempio, il nodo della riassegnazione degli importi del 5 per mille non optati dal contribuente). Infine perché, anche ammesso che il percorso normativo si concluda nei termini previsti dalla delega, ossia entro il 6 luglio prossimo, molte disposizioni avranno bisogno di tempo per essere concretamente attuabili (si pensi ad esempio all'introduzione del Registro unico e al processo di migrazione dalle banche dati esistenti).
Il Terzo settore, in definitiva, resta pur sempre un cantiere, meno aperto di prima ma non ancora pronto al taglio del nastro. E poiché il tempo stringe sarà utile che l'inevitabile confronto si eserciti nel merito e in assoluta trasparenza.

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