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Se un pugnale compromette i valori occidentali

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Se un pugnale compromette i valori occidentali

Circa un anno fa, con la sentenza n. 24739 del 2016, la prima sezione della Cassazione annullava una decisione che aveva assolto un fedele Sikh che aveva con sé per motivi religiosi un lungo pugnale, il Kirpan, parte dell’abbigliamento rituale. Per la Corte, infatti, «la libertà di culto o di fede trova pur sempre un limite invalicabile nella pacifica convivenza e nel rispetto delle norme a tutela della sicurezza pubblica». Tale pronuncia, frutto di un bilanciamento nel complesso ragionevole, suscitava invero poca eco al di fuori del ristretto mondo degli studiosi della libertà religiosa.

Un anno dopo, con la sentenza n. 24084 del 2017, la stessa sezione della Cassazione ribadisce il medesimo orientamento, confermando in un caso assai simile che un credo religioso non può giustificare il porto in pubblico di armi - generalmente vietato, salvo appunto «giustificato motivo» - e così respingendo il ricorso dell'imputato, condannato dal tribunale alla pena di 2mila euro di multa.

Questa volta, tuttavia, la notizia arriva sulle prime pagine e diventa l’occasione di una ennesima rissa tra fazioni. Per quale ragione? Forse perché i media, nel sintetizzarne il contenuto fanno riferimento a una espressione presente nella sentenza che risulta evocativa e conflittuale, poiché richiama alla mente assedi che si stanno subendo e quindi battaglie per cui combattere, con contestuali muri da erigere: i «valori occidentali».

Secondo la Cassazione del 2017, infatti, «è essenziale per l’immigrato l’obbligo di conformare i propri valori a quelli del mondo occidentale, a cui ha liberamente scelto di inserirsi». La Corte afferma con nettezza che, anche in una società pluralista come la nostra, esiste un limite invalicabile e ciò consiste «nel rispetto dei diritti umani e della civiltà giuridica della società ospitante». La Corte, ma forse ancora di più coloro che ne hanno riportato il pensiero, pare richiamare questioni epocali e fare riferimento a uno scontro tra culture in verità piuttosto fuori contesto in relazione a questo caso.

Ci sembra, infatti, arduo individuare quali diritti umani o quali valori occidentali sarebbero compromessi dal fatto di uscire di casa con un pugnale, quando il più celebre e duraturo catalogo dei diritti della civiltà occidentale, ovvero la Costituzione americana, sancisce al secondo emendamento il diritto di detenere e portare armi. E, in effetti, a ben vedere, gli Stati laici e liberali, culturalmente a noi più vicini, hanno legislazioni profondamente diverse con riguardo al possesso delle armi. Vi è un vero e proprio fossato ad esempio tra gli Stati Uniti, di cui si è appena detto, e ordinamenti come il britannico o il nostro, dove si è venuto affermando un opposto tendenziale divieto, addirittura assistito da una sanzione penale.

Nemmeno la sicurezza pubblica può essere tout court intesa come «valore occidentale». Essa semmai è la base di ogni sistema sociale ordinato e tende a diventare un valore assoluto solo negli Stati autoritari. Al contrario, uno dei lasciti della civiltà liberale è proprio l'attenzione affinché il richiamo all’ordine pubblico non giustifichi compressioni irragionevoli delle libertà individuali, quali quella di esercitare in pubblico il culto.
Sicché, l’unico effettivo «valore occidentale» in gioco in questa vicenda è proprio il pluralismo religioso. Ovvero quella libertà di culto, tipica della nostra società, per limitare la quale deve esserci una ragione concreta. Qui probabilmente questa ragione c’è ed è appunto quella di garantire la pubblica sicurezza, vietando che persone armate frequentino luoghi pubblici.
Questa sentenza, dunque, lungi dal prendere posizione in quello che è stato dipinto come uno scontro tra civiltà, ci sembra operare un bilanciamento tra esigenze collettive e libertà individuali tutto interno ai valori occidentali. E ci sembra altresì che nel caso in esame si tratti più modestamente di rispetto di leggi e non di valori. Certo, a meno di non considerare un «valore dell’occidente» il rispetto di un qualunque comando legislativo. Ma, francamente, in questo caso ci domandiamo chi avrebbe il coraggio di scagliare la prima pietra.

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