Norme & Tributi

Declinazione complessa per l’assegno di mantenimento

Dopo l’addio

Declinazione complessa per l’assegno di mantenimento

Separazione e divorzio, pur essendo diversi nella loro funzione giuridica e sociale, posto che la prima serve ad attenuare il vincolo matrimoniale, mentre il secondo a scioglierlo, pongono le stesse questioni cosiddette accessorie da risolvere quanto all'affidamento dei figli, al loro collocamento, alla determinazione dei tempi di loro permanenza presso ciascun genitore e alla assegnazione della casa, mentre alcune differenze, soprattutto a seguito dei più recenti interventi della Corte di Cassazione, si riscontrano con riferimento all'eventuale mantenimento del coniuge economicamente più debole. Le norme relative ai figli, infatti, dopo l'ultima riforma del 2012 che ha riscritto le norme sulla filiazione, sono ormai le stesse per la separazione e il divorzio, mentre diverse continuano a essere le norme sul mantenimento del coniuge.

L'affidamento dei figli, come è noto, è di regola condiviso ad entrambi i genitori, ormai da undici anni (la riforma che lo ha introdotto è del 2006), al punto che l'affidamento esclusivo riceve una applicazione sempre più residuale, anche per la verità in casi estremi che lo renderebbero preferibile. Cionondimeno, nella prassi i giudici continuano a preferire che i figli stiano prevalentemente con uno dei due genitori, solitamente la madre, pertanto, pur in un ambito di affidamento condiviso, nella determinazione dei tempi di permanenza presso ciascun genitore, si continuano a stabilire, da una parte, il collocamento prevalente dei figli presso uno dei due genitori e, dall'altra parte, la determinazione degli incontri con l'altro genitore. E ciò, nonostante la legge non parli in alcun modo di collocamento prevalente bensì tenda all'esatto contrario, ovvero a una ripartizione il più possibile paritaria dei tempi. Al collocamento prevalente fa poi seguito, quasi come un automatismo, l'assegnazione della casa al genitore collocatario, secondo il vecchio schema.

Anche con riferimento al mantenimento dei figli, nonostante la riforma del 2006, lo schema, nella pratica, continua a essere quello della previsione di un assegno per il loro mantenimento in favore del genitore collocatario, nonostante la tendenza ad equiparare i tempi presso ciascun genitore renda sempre più anacronistica questa soluzione, salvo evidenti disparità reddituali tra i coniugi, anche perché molte spese rilevanti (relative a scuola, salute e tempo libero) sono di prassi poste al di fuori dell'assegno, il che finisce per creare una duplicazione di contribuzione da parte del genitore non collocatario.

Possiamo quindi concludere, quanto all'affidamento dei figli, affermando che l'applicazione pratica fatica a seguire le innovazioni che la legge vorrebbe introdurre, in favore di una impostazione più tradizionale, nonostante la società sia sensibilmente cambiata nel senso indicato dalla legge.

Diverso, dicevamo, è il trattamento del mantenimento del coniuge nella separazione e nel divorzio, soprattutto dopo i recenti interventi della Cassazione, a seguito dei quali il tradizionale criterio della conservazione del tenore di vita goduto in costanza di matrimonio continua a valere, per la quantificazione dell'assegno di mantenimento, nella separazione, mentre nel divorzio si sta affermando il più contenuto criterio della autoresponsabilità e autosufficienza, secondo cui ciascuno dei due ex coniugi deve badare a se stesso con le proprie forze, potendo contare sull'aiuto dell'altro, una volta che il matrimonio è finito, unicamente per un aiuto di carattere assistenziale, senza poter aspirare a una prosecuzione del tenore di vita goduto durante l'unione coniugale. L'assegno di separazione finirà quindi per avere una portata temporanea, per essere ridimensionato in sede di divorzio, il che lo rende anacronistico, soprattutto in regime di divorzio breve, dati i tempi ormai brevissimi che intercorrono tra separazione e divorzio.

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