Norme & Tributi

Professionisti «eletti», tornano in campo le parcelle dalla Pa

Enti locali

Professionisti «eletti», tornano in campo le parcelle dalla Pa

(Marka)
(Marka)

La manovra correttiva manda in archivio il tentativo della spending review targata Monti di bloccare le porte girevoli fra le cariche politiche e gli incarichi professionali nella Pa. Con un emendamento approvato in commissione Bilancio alla Camera, la legge di conversione in pratica cancella l’obbligo di gratuità del lavoro svolto come professionisti da sindaci e consiglieri comunali, a patto che l’incarico non sia affidato dallo stesso ente nel quale l’interessato ricopre la carica politica (ipotesi peraltro quantomeno inopportuna). Insomma: visto che la norma non sembra aver fermato lo scambio di favori, ma come spesso capita ha colpito più a fondo le opportunità di lavoro dei professionisti, liberi tutti.

Si chiude così la tormentata esistenza di una regola nata sull’onda moralizzatrice montata nel 2011-2012 nell’Italia alle prese con il picco della crisi di finanza pubblica. Obiettivo dichiarato era di bloccare un “mercato” di incarichi professionali che poteva nascondere scambi di favori a vantaggio dei politici locali. Il primo effetto paradossale, risolto dopo un lungo lavorio fra Viminale e Corte dei conti, era stato però di bloccare i compensi ai politici locali che, come commercialisti, svolgevano l’incarico di revisori dei conti in altri enti. Superato questo problema, rimaneva aperta la questione relativa a tutti gli altri incarichi di consulenza, e restavano chiuse le porte del lavoro nella Pa per ingegneri, architetti, avvocati e così via che si fossero “macchiati” della colpa di farsi eleggere.

Nella sua prima versione, la manovra aveva stabilito l’obbligo di gratuità degli incarichi svolti nella stessa Provincia, mentre una volta in vigore la legge di conversione, salvo improbabili sorprese nel corso dell’iter parlamentare, il blocco sarà solo all’interno dello stesso ente. Senza distinguere fra le dimensioni dei Comuni interessati (come forse sarebbe più logico, visto che la regola attribuiva gli stessi effetti ai gettoni da 20 euro dei mini-enti e alle indennità da oltre 90mila euro dei sindaci nelle città maggiori).

Sempre in fatto di regole moralizzatrici rimaste sulla carta, con un altro emendamento approvato dalla commissione Bilancio la manovra correttiva libera le spese dei Comuni per consulenze, formazione e pubblicità, fa ripartire la possibilità per i sindaci di sponsorizzare eventi e cancella il tetto alle uscite della carta. La novità, però, è riservata agli enti che hanno approvato il rendiconto entro il 30 aprile, e dal 2018 riguarderà solo chi riesce a chiudere i preventivi entro il 31 dicembre dell’anno precedente a quello dell’esercizio finanziario a cui si riferisce il bilancio. Il tutto, ovviamente, a patto di non aver sforato il pareggio del bilancio.

Le regole che finiscono nel dimenticatoio, almeno per chi ha i conti in ordine anche dal punto di vista dei tempi di approvazione, si concentravano su una serie di voci di spesa sensibili sul piano della comunicazione politica. Le consulenze, prima di tutto, limitate al 20% della spesa 2009 così come le spese di pubblicità, le sponsorizzazioni (azzerate) e le spese di formazione, da limitare al 50% rispetto al 2007. Per la carta, invece, le uscite non potevano superare il 50% di quelle del 2009.

Oltre a un obiettivo di “semplificazione”, l’emendamento punta a ridare un po’ di autonomia agli enti locali: se si rispetta il pareggio di bilancio, è l’idea, non c’è bisogno di vincoli alle singole voci di spesa, su cui la scelta spetta agli amministratori e il giudizio agli elettori.

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