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Terzo settore, dal Consiglio di Stato un «sì» al Codice con…

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Terzo settore, dal Consiglio di Stato un «sì» al Codice con rilievi su social bonus e registro

Dal Consiglio di Stato è arrivato il via libera al codice del terzo settore, previsto dalla legge delega 106 del 2016. I giudici della sezione atti normativi di Palazzo Spada hanno, però, subordinato il placet a una serie di osservazioni, sia di carattere generale sia di merito. Il parere (n. 1405/2017) è stato messo a punto dalla commissione speciale, quella che ha già confezionato, tra l’altro, i pareri sulla riforma Madia della pubblica amministrazione.

Apprezzamenti e critiche

La commissione del Consiglio di Stato ha apprezzato le finalità di fondo del codice, che ha l’obiettivo di mettere ordine e introdurre organicità nella disciplina del non profit, soprattutto in un momento come l’attuale in cui la crisi economica ridimensiona gli interventi sul sociale. Allo stesso tempo, però, ci sono elementi che, per i magistrati di Palazzo Spada, vanno migliorati.

La delega

La legge 106 prevedeva che si sarebbe provveduto anche alla revisione della disciplina del titolo II del libro primo del codice civile in materia di associazioni, fondazioni e altre istituzioni di carattere privato senza scopo di lucro, riconosciute come persone giuridiche o non riconosciute. E questo perché gli sviluppi normativi e l’evoluzione sociale hanno reso obsoleto e marginale il sistema codicistico originario. Il legislatore ha, invece, preferito non dar corso a tale parte della delega. Ciò rientra nella sua discrezionalità, ma - sottolinea il parere - «sarebbe stato auspicabile un intervento ancor più organico e completo». Sempre in via generale, il Consiglio di Stato ha richimato la necessità di mediare tra l’esigenza di valorizzare le organizzazioni non profit e quella di salvaguardare gli equilibri del libero mercato.

Le osservazioni di merito

Si va dai dubbi di legittimità costituzionale di alcune norme (per esempio, quella che prevede l’applicazione del codice alle sole confessioni religiose che hanno stipulati patti, accordi o intese con lo Stato) alle perplessità sul raccordo tra registro unico nazionale del terso settore e le articolazioni territoriali su base regionale («occorre specificare meglio - si legge nel parere - le regole di istituzione e le competenze delle diverse strutture anche al fine di prevedere norme uniformi sull’intero territorio nazionale per il compimento dei controlli e l’eventuale irrogazione delle sanzioni»).

Il regime fiscale

Secondo il parere, non basta un generico richiamo alle disposizioni del Tuir. «Sarebbe invece opportuno - dice la commissione - puntualizzare quali sono le norme del Tuir ritenute effettivamente applicabili (al terzo settore, ndr) ovvero, e quanto meno, indicare quelle sicuramente non applicabili». In questo modo, invece, la previsione è «foriera di dubbi e problemi applicativi, con relativo possibile contenzioso».

Il social bonus

Altra regola da rivedere è, secondo il Consiglio di Stato, quella sul social bonus, ovvero il credito d’imposta per le erogazioni liberali in denaro effettuate da persone fisiche o da soggetti Ires in favore degli enti del terzo settore non commerciali. Secondo il parere, sarebbe «appropriato prevedere una sorta di condizionamento (a finalità antielusiva)» del credito d’imposta, quanto meno per eliminare «il rischio concreto che le liberalità vengano poi “distratte” a favore di attività dell’ente beneficiario diverse da quelle non commerciali».

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