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Risarcimenti sproporzionati sono contro la libertà di espressione

corte europea dei diritti dell’uomo

Risarcimenti sproporzionati sono contro la libertà di espressione

Le sanzioni pecuniarie sproporzionate a danno degli editori producono un “chilling effect” sulla libertà di stampa e sono così incompatibili con la Convenzione europea dei diritti dell’uomo. Non solo. Nel quantificare la sanzione, i giudici nazionali sono tenuti a dare conto dei criteri seguiti per arrivare a determinare l’importo dell’ammenda, con parametri che devono essere noti.

È la Corte europea a stabilirlo, con la sentenza depositata il 15 giugno nella causa Independent Newspapers Limited contro Irlanda (ricorso numero 28199/2015), che ha condotto alla condanna dello Stato in causa per violazione dell’articolo 10 della Convenzione dei diritti dell’uomo che assicura la libertà di espressione.

I fatti

Sul quotidiano della società editrice ricorrente erano stati pubblicati undici articoli sull’attribuzione, da parte del Governo, di incarichi a una consulente. Negli articoli erano riportati i rumors sulla relazione tra la professionista e un ministro. Così la donna aveva citato l’editore per diffamazione e la giuria popolare aveva deciso una sanzione pari a 1.872.000 euro. La somma, a seguito dell’intervento della Corte suprema, era stata poi diminuita, rimanendo, però, molto ingente.

Per la Corte di Strasburgo, che ha accolto il ricorso dell’editore, l’importo della sanzione è da classificare come un’ingerenza nella libertà di stampa del ricorrente non necessaria in una società democratica e, quindi, incompatibile con la Convenzione europea. È vero – osservano i giudici internazionali – che gli articoli erano stati numerosi e che vi era stata una campagna inusuale sul quotidiano, situazione che legittimava la donna a chiedere una protezione della reputazione, ma l’entità del risarcimento è stata eccessiva.

Bilanciamento necessario

Di qui la constatazione che le autorità nazionali sono andate oltre il margine di apprezzamento concesso per le situazioni in cui è necessario bilanciare due diritti in gioco: libertà di stampa da un lato e tutela della reputazione dall’altro. Sul punto, la Corte rivendica un ruolo di supervisore proprio con l’obiettivo di accertare il giusto bilanciamento tra i diritti in discussione. Nel caso in esame, l’editore non contestava la condanna per diffamazione ma l’entità dell’importo che, in effetti, la Corte europea giudica sproporzionato anche alla luce degli standard generalmente seguiti a livello nazionale.

Sul piano interno, inoltre, sono mancati gli strumenti per consentire al destinatario della sanzione non solo di poter conoscere in anticipo i parametri utilizzabili per la quantificazione, ma anche di avvalersi di strumenti idonei ad ottenere una revisione della cifra. D’altra parte, alla stessa giuria popolare non erano stati forniti parametri precisi. È vero che un certo grado di flessibilità è legittimo, ma non si può ammettere un livello di indeterminatezza come quello in esame che ha poi condotto alla sanzione sproporzionata. Con la conseguenza che, malgrado la gravità della diffamazione, l’entità dell’importo ha causato la condanna dello Stato in causa.

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