Norme & Tributi

Come difendersi dall’accertamento

TRIBUTI LOCALI

Come difendersi dall’accertamento

Si applica la sanzione del 30% (1% giornaliero per i primi 15 giorni e 15% annuale fino a 90 giorni) all'omesso, insufficiente o tardivo pagamento dell'Imu o della Tasi e non è possibile avvalersi del ravvedimento operoso se il Comune inizia la verifica fiscale (a differenza di quanto avviene per i tributi gestiti dalle Entrate). Dopo l'arrivo dell'avviso di accertamento, però, in qualche Comune ci si può avvalere dell'accertamento con adesione (se previsto dall'ente locale), con la possibilità di ridurre le sanzioni generalmente al 10 per cento.

Questo istituto solitamente è concesso dai Comuni quando il controllo si basa su elementi non certi, che possono essere oggetto di valutazioni diverse, come ad esempio per le aree edificabili, il cui imponibile dipende dal loro valore venale. Considerando le sanzioni del 10% e gli interessi del 3,5% annui, però, è molto rischioso non pagare l'Imu e la Tasi alle scadenze previste, nella speranza di accordarsi con il Comune, un domani in sede di accertamento, su un valore venale più basso, al fine di pagare meno di quanto si sarebbe dovuto versare oggi.
Avviso di accertamento
La notifica dell'avviso di accertamento per l'Imu o per la Tasi (come per la Tari e gli altri tributi degli enti locali) deve avvenire, a pena di decadenza, entro il 31 dicembre del quinto anno successivo a quello in cui la dichiarazione o il versamento sono stati o avrebbero dovuto essere effettuati, mentre il relativo titolo esecutivo (cartella di pagamento o ingiunzione fiscale) deve essere notificato al contribuente, a pena di decadenza, entro il 31 dicembre del terzo anno successivo a quello in cui l'accertamento è divenuto definitivo.
Una volta ricevuto l'avviso di accertamento del Comune, si può presentare un'istanza di annullamento in autotutela. In caso di insuccesso, se si decide di ricorrere in Commissione Tributaria Provinciale entro 60 giorni dalla notifica dell'avviso, prima va attivata la procedura del reclamo-mediazione (articolo 17-bis, D.Lgs. n. 546/1992), obbligatoria se la controversia è di importo inferiore ai 20.000 euro (sanzioni escluse). Se si decide di non ricorrere, invece, si deve pagare l'imposta, gli interessi e le sanzioni, le quali sono ridotte a un terzo (quindi, dal 30% al 10%). Attenzione, però, che questo sconto sulle sanzioni vale solo per gli accertamenti per omessa o infedele dichiarazione e non si applica su quelli per omesso, insufficiente o tardivo pagamento dell'Imu e della Tasi. Gli interessi previsi dall'articolo 6, comma 2, lettera d), decreto 21 maggio 2009, per l'accertamento con adesione di cui all'articolo 8, decreto legislativo 19 giugno 1997, n. 218, sono del 3,5% annui. Il versamento dell'imposta, delle sanzioni e degli interessi va eseguito entro 20 giorni dalla firma del verbale di adesione. Il regolamento comunale può prevedere anche il pagamento rateale.
Durante l'accertamento con adesione, è possibile tentare di raggiungere un accordo sulla quantificazione della base imponibile, soprattutto per le aree edificabili. Spesso, però, questo accordo non riesce a ridurre il valore venale dei terreni (quindi, la base imponibile e la relativa Imu e Tasi) per un importo sufficiente a diminuire, considerando anche sanzioni e interessi, il carico fiscale dovuto di Imu e di Tasi in base ai valori delle delibere comunali. Questo accordo può essere ancora meno conveniente per il contribuente, se il Comune decide di applicare anche le sanzioni per omessa presentazione della dichiarazione (sanzione ordinaria dal 100% al 200% dell'imposta dovuta, con un minimo di euro 51), obbligatoria in caso di variazione del valore venale delle aree edificabili. A parte i dubbi sulla legittimità dell'applicazione di questa violazione in sede di “adesione” con il Comune, anche queste sanzioni, comunque, dovrebbero essere ridotte a un terzo.

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