Norme & Tributi

Istituzioni religiose, bonus fiscale anche su erogazioni «cash»

agenzia delle entrate

Istituzioni religiose, bonus fiscale anche su erogazioni «cash»

(Agf)
(Agf)

Le erogazioni liberali in denaro a favore di istituzioni religiose sono deducibili ai fini dell’Irpef non solo se effettuate con modalità di pagamento tracciabili, ma anche se eseguite in contanti, purché risultino da un’idonea attestazione o certificazione. Questo è il chiarimento fornito dall’agenzia delle Entrate con la risoluzione 72/E/2017, che riprende una precedente interpretazione contenuta nella circolare 7/E/2017, dove l’amministrazione finanziaria aveva ammesso la deduzione delle erogazioni liberali in contanti con riferimento alla Tavola valdese. Nell’intesa siglata da quest’ultima con lo Stato italiano è previsto, infatti, che erogazioni liberali possono risultare da apposite attestazioni o certificazioni rilasciate su stampati preintestati e numerati (legge 409/1993 e Dm 1 dicembre 1989).

Con la risoluzione del 19 giugno la modalità di certificazione concessa alla Tavola valdese viene ora estesa alle erogazioni a favore di altre istituzioni religiose, purché abbiano stipulato intese con lo Stato italiano, prevedendo analoghe modalità di documentazione. Si tratta delle erogazioni liberali a favore dell’Istituto centrale per il sostentamento del clero della Chiesa cattolica italiana e dell’Unione delle chiese avventiste del settimo giorno.

La possibilità di portare in deduzione dalla dichiarazione dei redditi le erogazioni liberali in contanti è stata estesa dalla risoluzione anche a favore di altre istituzioni religiose firmatarie di intese che non regolano espressamente le modalità di documentazione, come avviene per l’Unione cristiana evangelica battista d’Italia e per la Chiesa evangelica luterana in Italia.

Un criterio simile è stato seguito in merito alle erogazioni a favore dell’Unione comunità ebraiche in Italia. In questo caso è stato valorizzato il dm 25 marzo 1991 che, attuando l’intesa del 27 febbraio 1987, prevede che i contributi annuali alle Comunità possano essere documentati attraverso quietanze liberatorie. Secondo la risoluzione, questa regola deve ritenersi valida anche per le erogazioni liberali, contemplate dall’intesa stipulata il 6 novembre 1996, per le quali non è stato stabilito uno specifico regime documentale.

La risoluzione persegue certamente il pregevole intento di salvaguardare i benefici fiscali connessi alle erogazioni liberali, a prescindere dalle modalità con cui vengono effettuate, senza necessità di richiedere la tracciabilità del versamento tramite bonifico o conto corrente postale. Resta, tuttavia, qualche dubbio in merito alla possibilità di riconoscere piena deducibilità anche alle erogazioni liberali effettuate in contanti a favore di altre istituzioni religiose firmatarie di intese che rimandano in modo espresso all’utilizzo di mezzi di pagamenti tracciabili, come quelle sottoscritte con l’Unione buddhista italiana e la l’Unione induista italiana.

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